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Netanyahu ha vinto, possiamo chiamarlo fascismo israeliano?

di Elvis Zoppolato

“Hitler non voleva sterminare gli ebrei, ma solo espellerli” con queste parole Netanyahu apriva il trentasettesimo Congresso sionista mondiale a Gerusalemme.

Secondo la sua personale interpretazione della storia, sarebbe stato il gran muftì (un’importante autorità religiosa islamica) di Gerusalemme, Haj Amin al Husseini, a suggerirgli di uccidere gli ebrei. Dunque, secondo l’attuale primo ministro Netanyahu, arrivato ormai al quarto mandato consecutivo, sarebbe stato un palestinese a suggerire a Hitler di uccidere gli ebrei.

Per quale motivo?

“Se tu li espelli, verranno tutti qui (in Palestina)”
“Che cosa dovrei farne allora?”
“Bruciali”.

Secondo il premier israeliano questo è lo scambio di battute che vi sarebbe stato tra Hitler e Husseini, nel quale sarebbe stato il secondo per l’appunto a proporre l’abominio della soluzione finale. Questa affermazione è stata fatta il 20 ottobre 2015, in occasione del Congresso mondiale sionista. Oltre alla gravità dell’affermazione in sé, che cercherebbe di ridimensionare la responsabilità di Hitler e dei nazisti per quanto è successo, è ancor più grave il fatto che non ci siano resoconti storici dell’incontro tra il dittatore nazista e il muftì.

Gli storici studiosi dell’Olocausto hanno evidenziato che non è possibile appurare che questo scambio tra Husseini e Hitler sia realmente avvenuto. A onor del vero, bisogna dire che vi sono anche degli storici che confermano che sia avvenuto, ma solo quando la soluzione finale era già stata avviata. Dunque, qualora fosse avvenuto, gli omicidi di massa ad opera delle Einsatzgruppen delle SS erano già in corso da tempo, ragion per cui non può essere stato il muftì a ordinare lo sterminio degli ebrei, e su questo non c’è dubbio alcuno.

Questa notizia fece molto scalpore 4 anni fa

Itzik Shmuli, parlamentare dell’Unione Sionista, commentò in questo modo:

È una grande vergogna, un primo ministro dello Stato ebraico al servizio dei negazionisti dell’Olocausto: non era mai accaduto

Saeb Erekat, il portavoce palestinese nei negoziati di pace, scrisse:

È un giorno triste nella storia, quello in cui il leader del governo israeliano odia talmente il suo vicino da essere disposto ad assolvere il più famigerato criminale della storia, Adolf Hitler, dall’assassinio di sei milioni di ebrei nell’Olocausto

Nell’incontro a Berlino, il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, replicò:

Non c’è nessun motivo per cambiare la storia. Conosciamo bene l’origine dei fatti ed è giusto che la responsabilità sia sulle spalle dei tedeschi

Marcello Pezzetti, uno dei massimi studiosi italiani dell’Olocausto e direttore scientifico del Museo della Shoah di Roma, commentò:

Fare un’affermazione di questo tipo è un fatto molto forte e bisogno avere un grande senso di responsabilità. I politici facciano i politici, gli storici facciano gli storici

Continua ricordando quanto già abbiamo sottolineato:

Hitler ed il muftì erano sicuramente alleati, ma il primo incontro che ebbero i due avvenne alla fine del novembre del 1941. In quel momento lo sterminio era già in atto, non è quindi certo lui ad aver convinto Hitler alla soluzione finale. Dire che il muftì ha una responsabilità sul processo decisionale è veramente molto azzardato: siamo fuori dalla storia, nel campo delle ipotesi del terzo tipo

Benjamin Netanyahu al Muro del Pianto di Gerusalemme insieme al Presidente del Brasile Jair Bolsonaro

Ricordiamo tutto ciò oggi perché Benjamin Netanyahu ha vinto le elezioni in Israele

andando verso il suo quinto mandato. Vittoria storica se si considera che supererà gli anni trascorsi al governo da David Ben Gurion, il fondatore di Israele. Il nuovo Parlamento israeliano avrà almeno 65 seggi su 120 di destra, e Netanyahu (alla guida del partito nazionalista di destra Likud) arriva al suo miglior risultato di sempre, conquistandone 35 come “Blu e Bianco” del generale Benny Gantz, a partire dal 97% dei voti fin qui scrutinati.

Ieri mattina il ministro Salvini, sempre molto puntuale sui social, ha postato su Twitter la foto di lui che stringe la mano a Netanyahu, con scritto:

Buon lavoro all’amico Bibi e un abbraccio al popolo d’Israele.

Netanyahu non è l’unico tra gli ‘alleati’ di Salvini ad essere accusato di negazionismo. AfD (Alternative für Deutschland), ad esempio, partito tedesco possibile alleato della Lega, ha tempo fa ricevuto accuse analoghe.

Jörg Meuthen, leader dell’AfD

tre giorni fa (8 aprile) si trovava con Matteo Salvini all’Hotel Gallia di Milano alla convention di presentazione dell’alleanza di destra sovranista per le prossime elezioni europee. “Verso l’Europa del buon senso” è il titolo dato all’assemblea, che oltre a Salvini e Meuthen, ha visto la partecipazione del finlandese Olli Kotro, leader di Finns Party, e il danese Anders Vistisen, leader del Dansk Folkeparti, entrambi partiti sovranisti e ultraconservatori.

C’è un limite a tutto, e da un pezzo lo abbiamo sorpassato. Se esiste una cosa al mondo peggiore dell’Olocausto, questa senza dubbio è il negazionismo dello stesso. Lungi dall’essere un’interpretazione della storia tra le tante, la negazione dell’Olocausto per fini ideologici comporta delle responsabilità politiche non indifferenti. Dobbiamo salvaguardare la memoria storica dall’ignoranza di quest’atto, per rispetto di noi stessi e di tutte le vittime dell’Olocausto. Non possiamo rimanere indifferenti ad affermazioni come quella sostenuta dal Premier israeliano, né tanto meno alla leggerezza con cui Salvini stringe la mano a certe figure. Nel modo più assoluto, l’indifferenza è complice.

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Un commento

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    Nel Novembre 1937 Eichmann fece il suo famoso viaggio nel Medio Oriente ed ebbe gli inontri con esponenti nazionalisti arabi. Il primo progetto era l’espulsione degli Ebrei verso la Polonia dove disagi – sovraffolamento, espidemie, condizioni climatiche dure, ecc. – avrebbero causato una crescente mortalità. Nell’autunno 1939 Eichmann fece una prova di un insediamento ebraico fra i fiumi polacchi Sun e Bug nella zona dli Lublino. E’ chiaro che il Mufti El Husseini vedeva con favore questa espuilsione degli Ebrei verso la Polonia e la creazione di quell’Insediamento Ebraico. Quindi Netanjahu ha validi motivi per parlare di complicità arabe per la Shoah.