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Thailandia, corsa contro il tempo per salvare i ragazzi intrappolati nella grotta

Dal 23 giugno sono intrappolati nella grotta di Tham Luang Nang in Thailandia e, secondo gli esperti, sono vivi per miracolo i giovani dodici calciatori con il loro allenatore.

Erano dati per dispersi nonostante i tentativi disperati per trovarli sani e salvi. Nessuno avrebbe osato sperare tanto, dopo sedici giorni al buio, senza cibo e con le riserve di ossigeno ridotte al minimo. Eppure, nessuno si è dato per vinto e appena qualche giorno fa la notizia del loro ritrovamento. E poi l’appronto di numerosi piani per tirarli fuori, l’arrivo di sommozzatori americani, britannici, australiani, ognuno pronto a dare il proprio contributo per compiere il miracolo.

Tutto giocava a loro sfavore, le piogge monsoniche innanzitutto che rischiavano di peggiorare la situazione della grotta invasa dal fango e acqua melmosa, così come le condizioni dei ragazzi molto provati fisicamente e psicologicamente. Ma in questo frangente, la Thailandia ha dato prova di sangue freddo e ottima organizzazione.

“Speriamo di darvi buone notizie in poche ore”, aveva detto Narongsak Osottanakorn, il coordinatore dei soccorsi. E nonostante molti fossero contrari ad una tempestiva azione di salvataggio, i sommozzatori sono partiti armati di bombole di ossigeno e tutto l’equipaggiamento necessario ai ragazzi per affrontare i quattro chilometri che li separano dall’uscita. Ognuno di loro indossa un caschetto, dei guanti e degli scarponcini. Il tratto più duro è il primo, dove ci si immerge in acque melmose e scure in un cunicolo di appena trentotto centimetri. E, proprio ieri, nella tarda mattinata italiana, è arrivata la prima buona notizia: i primi quattro ragazzini sono fuori. E le operazioni sono continuate senza sosta tanto da arrivare, ad ora, a quota otto. Domani si concluderanno le operazioni. I calciatori tratti in salvo sono stati portati immediatamente all’ospedale di Chang Rai per i primi controlli. Non hanno ancora potuto incontrare le famiglie a causa di rigidi protocolli sanitari ma i genitori, commossi e sollevati, li osservano da dietro un vetro.

Nel frattempo, l’allenatore ha invocato il perdono per aver organizzato una escursione che rischiava di trasformarsi in una catastrofe.

Il mondo attende, con il fiato sospeso, che i ragazzi possano tornare molto presto alla loro vita normale.

 

Di Ilaria Riggio Lopane

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