Home / Affari di Palazzo / Esteri / L’ignoranza abissale del The Guardian e la sua ossessione per Berlusconi

L’ignoranza abissale del The Guardian e la sua ossessione per Berlusconi

Condividi quest'articolo su -->

La “principale voce liberal del mondo”, The Guardian all’anagrafe, è ancora vittima dell’ossessione Berlusconi.

 

Abbiamo già visto Donald Trump prima, il suo nome era Silvio Berlusconi“, questo è il pezzo uscito lo scorso giovedì 20 Ottobre dietro firma di tale John Foot. Il pezzo propone un parallelismo già sentito fino alla nausea tra l’ex Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi e il candidato del Partito Repubblicano per la corsa alla Casa Bianca, Donald Trump.

Entrambi imprenditori, tutti e due “evasori”, sessisti e portatori di un’immagine di ricchezza opulenta, guadagnata contro la legge e contro la democrazia. Questa è l’analisi poverissima di contenuti descritta da John Foot (nell’articolo non vi sono dati né fonti). L’idea che si percepisce dietro lo scritto dell’articolo è che secondo il corrispondente inglese Silvio Berlusconi sarebbe stato il capostipite di questa razza di politici-imprenditori e che quindi avrebbe dato origine e legittimazione alla figura di Donald Trump.

Prima di smontare questa tesi, che pare essere stata partorita da una mente in età infantile, bisogna sottolineare la vastità inesattezze presenti nell’articolo che descrivono la politica italiana degli ultimi ventidue anni.

L’articolo sostiene che al momento della prima discesa in campo di Berlusconi nella politica italiana la prima reazione fu di “derision” (derisione). John Foot dimostra così una palese ignoranza in materia di politica italiana. Silvio Berlusconi “scese in campo” il 26 gennaio 1994, esattamente due anni dopo lo scandalo di Tangentopoli che aveva colpito tutti i principali partiti italiani eccetto l’MSI e il PCI. Per questa ragione la popolazione italiana vide di buon occhio una figura nuova come Berlusconi, così come il neonato movimento della Lega Nord, che, almeno teoricamente, pareva rinnovare la vecchia classe politica corrotta.

Così le elezioni del 1994 consacrarono Berlusconi con il 42,84% delle preferenze, contro le sole 34,34% del suo avversario Achille Occhetto (candidato per il Partito Democratico della Sinistra). Un risultato che dimostra una reazione tutt’altro che di “derision”.

Le inesattezze assolute espresse da John Foot continuano imperterrite nell’articolo, e successivamente sostiene che Berlusconi “ha dominato la politica italiana per i successivi 20 anni”. Stando agli astrusi calcoli di John Foot Berlusconi avrebbe governato ininterrottamente dal 1994 al 2014.

Falso.

Berlusconi ha governato nell’ordine dal 1994 al 1995, dal 2001 al 2006 e dal 2008 al 2011. In totale sono nove anni di Governo, non venti, come ottusamente sostiene il nostro caro John Foot. Ma il giornalista insiste nel mostrare la sua totale ignoranza in materia di politica italiana. Dice infatti che Berlusconi è stato “riluttante nell’accettare il verdetto dell’elettorato quando ha perso. Ha fatto più volte, senza prove, riferimento a brogli elettorali“.

Ma come John Foot non ti ricordi di quello che è successo nel novembre del 2011? Eppure un giornalista “professionista” dovrebbe sapere che l’ex segretario del Tesoro americano Timothy Geithner e Lorenzo Bini-Smaghi, ex membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale fino al 2011, hanno rivelato che gli alti piani di Bruxelles imposero le dimissioni di Berlusconi nel novembre 2011, perché lo stesso non voleva approvare il pacchetto di riforme economicide imposte dall’UE.

E’ strano che John Foot si sia dimenticato di dire che nell’estate del 2011 la Banca Centrale Europea smise improvvisamente di comprare i titoli di Stato italiani facendo schizzarne i tassi d’interesse alle stelle e causando il tristemente famoso “spread” con i titoli tedeschi.

Berlusconi si dimise senza, legittimamente, protestare.

John Fott dov’eri nel 2011?

Le assurdità del giornalista continuano, dice infatti che “gli scandali legati a Berlusconi hanno avuto poco effetto sulla sua carriera“.

Falso.

L’evasione fiscale, unico crimine per cui Berlusconi è stato mai condannato, ha allontanato Berlusconi dalla vita politica e ne ha segnato il suo declino. Nelle ultime elezioni 2013 Berlusconi ha raccolto il 29,18%, tredici punti percentuali in meno rispetto al 1994.

Dopo aver smontato punto su punto i fatti riportati da John Foot, ne smontiamo ora la sua dietrologia di fondo.

Berlusconi non ha dato origine a Trump, è invece proprio la cultura angloamericana ad aver importato in Italia un personaggio come Berlusconi.

È la Gran Bretagna la culla della cultura del “pesce più grande che si mangia il più piccolo“, è nella terra natia di John Foot che i primi grandi imprenditori recintarono i latifondi cacciando o sfruttando i contadini che prima vi lavoravano per la proprio sussistenza. E sono stati gli stessi imprenditori inglesi ad aver invaso con le loro merci le colonie della Corona inglese distruggendone le economie.

È la cultura angloamericana che ha prodotto mostri politici come Margaret Tatcher e Ronald Reagan. Ricordiamo che la prima riuscì a portare il tasso di disoccupazione inglese in soli tre anni dal 5 all’11%, mentre il secondo fece ancora meglio alzando l’asticella dei disoccupati dal 7,5 al 10,5 in un anno solo.

Il tutto in nome del liberismo.

Il credo cui Berlusconi si è rifatto.

Donald Trump è quindi una delle espressioni più storicamente compiute di quella che è la cultura dell’imprenditoria angloamericana.

Spavalda, truffaldina, con un retroterra culturale discutibile e contraria a qualsiasi forma di ostacolo si interponga rispetto ai profitti dell’azienda, sia esso lo Stato o i cittadini.

Caro John Foot si rifaccia un bel ripassino non solo di storia politica italiana, ma anche di quella americana e inglese e siamo sicuri che ivi troverà infinite sfaccettature di Trump. 

Condividi quest'articolo su -->

Di Redazione Elzeviro.eu

Redazione Elzeviro.eu
--> Redazione

Cerca ancora

Da garante della piena occupazione a strozzino

Hanno trasformato lo Stato in uno strozzino. Anziché creare lavoro, salari dignitosi e ridurre le …