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Prove di crescita: parte il piano Juncker

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Dopo l’approvazione del Parlamento Europeo del 9 giugno scorso, parte in questi giorni l’European Investment Plan, conosciuto come Piano Juncker. Attraverso l’istituzione del FEIS (Fondo Europeo per gli Investimenti Startegici) il Piano mobiliterebbe investimenti per un totale di 315 miliardi di euro per un periodo di quattro anni. Tali risorse sarebbero da canalizzare verso cinque aree di intervento: infrastrutture, ricerca e sviluppo, istruzione e salute, energia, supporto finanziario alle imprese.

 

La risposta dell’Unione Europea alla crisi dei mercati arriva in un momento in cui lo scetticismo ed il timore verso la stabilità della moneta unica è amplificato dalla crisi greca. L’obbiettivo del Piano è quello di mettere a disposizione una serie di risorse ed orientarle verso investimenti effettivamente produttivi, dando la spinta necessaria per la ripartenza dei mercati, rassicurando gli investitori sulla stabilità degli stessi.

 

Oltre a rilanciare la crescita, il Piano Juncker sarebbe “il primo passo per riuscire a gestire a livello comunitario l’attuale congiuntura economica”, uno strumento europeo anti-crisi. Con queste parole è intervenuto l’ex-ministro dell’economia Saccomanni alla conferenza “Tornare ad investire in Europa” tenutasi a Torino in data odierna.

 

Secondo le stime della BEI (Banca Europea per gli Investimenti) la crisi economica ha prodotto un calo di investimenti in Europa del 20% rispetto ai livelli precedenti, con effetti pesanti soprattutto sui paesi più deboli dell’Unione, Italia inclusa. Le basse competenze tecniche e l’incapacità di dialogo della nostra Pubblica Amministrazione sono le cause per le quali, spesso e volentieri, gli investimenti provenienti dalle istituzioni europee sono mal gestiti o addirittura ignorati. Da ciò è necessario ripartire per sfruttare i lati positivi dell’Unione, sperando in un’applicazione adeguata del Piano, valutazione che potremo fare nei mesi a venire.

di Emanuel Garavello 

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Di Redazione Elzeviro.eu

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