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Un semplice sguardo

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Un semplice sguardo

Insalaco Cristina

? 6,80

2008, 116 p., brossura

Kimerik http://www.kimerik.it/Home.asp

 

Un sentimento misterioso l?amore, contraddittorio, al limite con la follia (ma d?altronde, la letteratura antica ne parla spesso in termini di “furor”), se lo si cercasse di guardare con l?occhio distaccato di chi non ha mai amato. Un mistero che forse all?Uomo non conviene sviscerare, ma appena descrivere. E il libro di poesie di Cristina Insalaco “Un semplice sguardo” edito da Kimerik cerca di fare proprio questo: descrivere la vita (o sarebbe più appropriato dire “il mondo”) di una persona innamorata. E? questo: una raccolta di versi d?amore. Nulla di più semplice, nulla di più difficile e ardito. “Ardito”, perché è sempre una scommessa il sentimento amoroso: è facile scivolare nella banalità o nell’autoreferenzialismo dei temi trattati, se non si sta molto attenti.

 

L?autrice evita questa trappola dando al lettore un’ampia gamma di testi e termini in grado di sfumare bene i contorni del sentimento amoroso, sfumare, ma non al fine di rendere il tutto più nebuloso, semmai più complicatamente chiaro. L?amore è: «crudele, ingiusto […]/ doloroso, sofferto,/ perseguitato, ripudiato, disprezzato» come un ragazzaccio che si diverte a tirarci brutti scherzi: «tu, perverso di turpi inganni,/ infedele, vendicativo,/ giuri promesse/ e beffi noi tutti». Eppure non è possibile sfuggirgli (o non è conveniente), non lo si può evitare e a denti stretti ci si arrende: «tu, guidaci allora./ Salvaci». Un?amore così descritto tradisce gli echi di una cultura classica e non è difficile risentire i filosofi dell?antica Grecia in questa visione critica, ma conciliante.

 

Una certa importanza all?interno del libro è lo sguardo fonte sia di dolore che di gioia. Su questo l?amore misura la propria capacità di esasperare, di farsi attesa solitaria e tormentosa: «assorta ti guardo,/ guardo te che non sai,/ che mai saprai/ che io son qui». La contemplazione della persona amata da lontano è un elemento tipico di molta poesia amorosa, ma in questo caso c’è anche un passaggio in più, poiché quel ragazzaccio che è amore è anche capace di stupirci, di farci perdere la nostra singola identità in certi momenti, dove sembriamo coscientemente incoscienti, come in certi istanti che anticipano il sonno: «l?odore della tua pelle sulla mia,/ i miei occhi dentro i tuoi,/ il tuo respiro dentro il mio/ […] un po? di paura svanisce/ non appena sfiori le mie labbra. »

 

Un rapporto molto intimo quello dell?autrice con la Natura, che anche in questo caso sembra derivare da una pregressa conoscenza del mondo classico. Spesso nei suoi versi ritroviamo una personificazione degli elementi naturali o, meglio ancora, un travisare dell?umano nel naturale: «or la pioggia,/ ad attender/ complice al mio fianco», oppure «lucciole […]/ che aspettan di perire», come se il mondo dell’innamorato fosse innamorato a suo volta e soffrisse e gioisse. Ma la Natura si fa anche collante, ponte invisibile, in grado di riunire, se pure idealmente, gli amanti che sono lontani: «ti rivedrò./ sotto un manto di stelle» come «la neve che forse,/ sotto il mio cielo,/ stai guardando insieme a me».

 

Una storia d?amore quella cui ci pone di fronte Insalaco. Una storia d?amore che anche nei suoi momenti peggiori e di crisi, non cade nella disperazione, ma mantiene sempre un tono un po? sognante, contemplativo grazie ai versi brevi o delicatamente lunghi e a strofe che si organizzano in verticale per un?aria di leggerezza, che ricordano un canto ingenuo e profondo dal tono ritmato, anche quando triste. Canto frutto di una “follia” amorosa che vuole a tutti i costi essere espressa e darsi al mondo in tutte le sue sfumature.

 Luca V. Calcagno

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Di Redazione Elzeviro.eu

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