Sacro Furore. Saga Celtica
Ottaviani Roberta
? 8,50
2012, 116 p., brossura
Echos (collana Fantasy)
«Come potete rubare al cielo il vento, all?acqua la vita, alla terra/ il calore?/ Io sono un barbaro e non posso capire» così comincia la poesia, che sa di proemio, prima del vero inizio di “Sacro Furore” di Roberta Ottaviani edito da Echos. Il romanzo è strutturato in due parti “Tarvos e il Cartaginese” ambientato nel 218 A.C. ai tempi della guerre puniche e la seconda “Salica contro Isara” nel I secolo A.C.
Quello che emerge subito con forza è il rapporto che l?autrice ha voluto istituire tra i protagonisti, barbari di varie tribù, con la Natura (la maiuscola è d?obbligo, dato che viene intesa come un organismo senziente). Non è difficile trovare espressioni come «frutti di Madre Terra» o «queste Terre sono sacre; quest?acqua è il sangue dei nostri padri; il suo mormorio la voce dei nostri avi» che rendono esplicito al lettore il rapporto basato sul rispetto tra le popolazioni celtiche e la Natura.
Il paesaggio naturale ha così un?importanza che non ha nulla da invidiare ai veri protagonisti. Spesso l?autrice si sofferma in rapide, ma precise, descrizioni dei luoghi «la valle alpina solcata dal torrente Sangone»; «il sentiero che conduceva dal villaggio di Giaveno a quello di Trana era cosparso di massi erratici»; «bruma galleggiante ai piedi degli imponenti monti che contornavano la tranquilla e sicura valle». Il paesaggio non è però un solo dato oggettivo di contorno, ma viene filtrato attraverso la soggettività dei personaggi (quindi il sostrato di credenze celtiche) diventando simbolo e presagio per un futuro di lotta, come una sorta di coscienza espansa dei personaggi: «l?anomalia climatica sembrava volesse impedire per sempre l?arrivo della primavera e la rinascita della Natura».
Molti i personaggi, che ci vengono presentati nel primo capitolo, forse nell?intenzione di dare un?idea di dinamismo e coralità. Ma spesso l?epica che narra di grandi battaglie vuole una schiera di personaggi principali e comprimari, che interagiscono gli uni con gli altri. In questo senso l?autrice rimane nel solco di una lunga tradizione, cercando anche di creare un rapporto con essa. Viene preferito il discorso diretto a quello indiretto, come se si volesse lasciare la storia ai personaggi che la stanno vivendo.
Sul linguaggio del testo si gioca un?importante operazione: da un lato c?è la volontà di creare uno stile alto ed eroico, ma al tempo stesso non si può calcare in maniera eccessiva sul registro linguistico pena una difficoltà di comprensione, che renderebbe più faticoso fruire l?opera. Ma l?autrice è riuscita nel difficile compito di creare un livello linguistico al tempo stesso ampiamente comprensibile ed eroico. Riesce nel suo intento utilizzando poche elevate parole e forme che rendono bene un modo di parlare antico, come: «hai ragione, giovane Cozio».
“Sacro Furore” è il coraggioso tentativo di legare il fantasy allo storico per cercare nello stesso tempo di attirare con una trama coinvolgente, ma anche di insegnare lasciare qualcosa dopo la lettura, che sia qualche conoscenza in più di storia romana; che sia qualche curiosità in più sul mondo celtico; o che sia un modo diverso, più rispettoso e devoto, di guardare alla natura.
Luca V. Calcagno
Elzeviro Informazione indipendente