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Campagne di auto-sputtanamento: “Sto bene in Svizzera, in Italia non ci torno più!”

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C’è una cosa che purtroppo abbiamo imparato a fare benissimo in questi ultimi anni di crisi, ed è l’auto sabotaggio, il piangersi addosso, dire a tutti quanto noi facciamo schifo e quanto invece siano bravi gli altri. 
Programmi televisivi (Le Iene è l’esempio lampante), giornali e anche amici sono sempre preparatissimi nel tirare fuori dati volti a comprovare la totale inefficienza del nostro paese, la mancanza di speranze per il futuro e la disparità rispetto a ciò che viene offerto dall’estero. Giornalettismo.com ha per esempio raccolto la testimonianza di Carlo Peretti, ingegnere italiano di anni 28, collaboratore presso il Politecnico di Zurigo e praticamente “sistemato a vita”. L’ing. Peretti pare avere il dente avvelenato con il paese che gli ha concesso i natali perché sconsiglia vivamente ai giovani laureati anche solo di mettersi a cercare lavoro nello stivale e di fare in fretta e furia i bagagli per cercare fortuna altrove.
Come esempio riporta una “triste” vicissitudine incorsa ad un amico vittima di rimproveri per essersi rifiutato di effettuare le ore straordinarie. Insomma l’Italia è uno schifo ed è meglio andarsene in massa! Un quadro un po’ semplicistico oltre che qualunquista e distruttivo, che senso ha tutta questa acredine nei confronti del Belpaese? Siamo d’accordo, non è un bel momento, ma proprio per questo bisogna evitare di incitare la gente a tagliare le tende, perché è brutto non avere la certezza di un posto di lavoro, ma ancora più brutto e non avere nessuno che possa occuparlo.
L’atteggiamento un po’ altezzoso e a tratti radical di questo tale Peretti nasconde però il valore che una laurea italiana (in particolare in ingegneria) ancora possiede, con la quale all’estero ci si leccano i baffi. Bravo dunque lui che si è ritagliato un posto d’elite all’estero, ma brava anche l’istruzione italiana che sa preparare come forse nessuno al mondo. Ed è proprio da qui che si può ripartire, invece che fare del facile disfattismo, incrementando le connessioni tra mondo dell’istruzione e mondo del lavoro, coordinando al meglio il numero di iscritti e laureati uscenti con il numero di richieste sulla sponda lavorativa.
Certo ci vorrà tempo e pazienza per superare anche l’impasse politica che stiamo vivendo, ma questo non giustifica lo “sputtanamento” gratuito di tutto ciò che ci riguarda…è pieno di laureati che hanno preferito rimanere in Italia, pur con qualche centinaio di euro in meno sulla busta paga, questi sì che sono da prima pagina!

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Di Redazione Elzeviro.eu

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