«Io non mi schiero con nessuno. Ma sono pronto a dare apprezzamento, a essere guida e ad assumere le responsabilità che mi venissero affidate dal Parlamento».
Così Monti saluta il suo mandato, lasciando aperto uno spiraglio poco soffuso ad un suo venturo impegno politico. Eppure la sua figura, strettamente legata ad un governo tecnico d?emergenza, verrebbe, con una sua candidatura, o con la sua guida di un governo politico, infangata. Così come ne risentirebbe gravemente tutta la sua azione di tecnico, che verrebbe messa in discussione stante un suo impegno politico che ne rivelerebbe necessariamente le inclinazioni, peraltro già parzialmente trasparite durante il suo mandato; ciò facendo sparire la credibilità, già piuttosto incrinata, dell?operato del governo di “tecnici”.
Il ruolo del premier a questo punto dovrebbe essere un democratico “mettersi da parte” e dare consigli da padre nobile del Parlamento quale egli stesso è (iniquamente o meno, non è questa la sede) padre nobile, in virtù del suo scranno perpetuo in Senato. Egli dovrebbe indirizzare l’azione di governo ed essere interpellato, per guidare, nel solco delle riforme intraprese nell’anno appena trascorso, l’azione di governo. Questo è l’unico tipo di guida a cui si auspica che Monti abbia fatto riferimento con le sue parole.
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