Le vite di Barbara e Agata si sono incrociate il 10 maggio del 2012.
Barbara é un ufficiale medico in servizio nella base italiana in Kosovo; Agata é una gattina che gironzola da quelle parti. Da qualche giorno, peró, non si vede più sul cornicione su cui é solita appollaiarsi. Si é ritirata in una capanna dell’area 40 e miagola senza sosta. Agata é in attesa dei suoi cuccioli ma, per qualche difficoltà, non riesce a darli alla luce.
Barbara, da medico e soprattutto da donna, decide di intervenire. Da sempre il tenente Balanzoni ha una grande passione per gli animali. Aiuta la gattina a partorire e a mettere in salvo i suoi cuccioli.
Non sa né può immaginare che questo grande gesto di amore e solidarietà le costerà molto caro.
Il tenente viene indagata per oltre un anno. L’accusa parla di disobbedienza aggravata perché “in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, disobbediva all’ordine scritto, datato 6 maggio 2012, a firma del comandante della Base, riguardante il divieto di avvicinare o farsi avvicinare da animali selvatici, randagi o incustoditi, venendo così morsa”.
“Ma quale morso” esclama Barbara ” si é trattato di un graffio. Agata era molto spaventata, non riusciva a dare alla luce i suoi piccoli”.
Dopo il salvataggio della gatta, il clima alla Base é diventato conflittuale.
Barbara afferma ” La verità é un’altra: alla Base non erano abituati a prendere ordini da un ufficiale donna“.
Durante la sua permanenza in Kosovo, Barbara si é preparata per prendere la seconda laurea, in Giurisprudenza. E dunque si é studiata bene la sua causa.
“Il provvedimento disciplinare non riporta alcuna indicazione sulla mancata esecuzione di un ordine. Non si comprende in cosa consiste la mancanza. Non é forse dovere di un ufficiale, per di più medico, rispondere ad una chiamata senza lavarsene le mani via telefono? La chiamata per una gatta a rischio di vita a buon diritto poteva ingenerare nell’area 40 un problema di sanità pubblica”.
Il 7 febbraio 2014, il tenente Balanzoni é stata assolta ” perché il fatto non sussiste”. Tuttavia, il processo prosegue. Barbara deve rispondere dei reati di diffamazione ed ingiuria ai danni di un maresciallo.
“La decisione mi ha lasciato l’amaro in bocca; mi auguro che anche questi due capi di imputazione cadano. Spero di poter voltare pagina il prima possibile”.
L‘ENPA e molti comuni cittadini si sono schierati in favore di Barbara e migliaia sono state le firme raccolte per una petizione in difesa del tenente.
Dopo questa esperienza, Barbara ha lasciato il Kosovo ed é tornata al camice bianco, civile, di anestesista rianimatore all’ospedale di Massa Carrara. Vive con un cane ed una gatta.