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“Gli avvoltoi hanno fame” e` il titolo di un film western diretto da Don Siegel e interpretato da Clint Eastwood che ben si attaglia all’ultima “fatica” letteraria di Marco Travaglio: “Il Santo”.

Una sorta di verbale d’arresto di Silvio Berlusconi, ormai morto e sepolto, ma resuscitato dal secondino direttore del “Fatto quotidiano” che ha trovato il modo per raggranellare qualche euro sulle spoglie del fu Cavaliere. Ci ha campato per 20 anni su Berlusconi, Marco Travaglio, lo ha descritto nel peggiore dei modi possibili, pur di vendere quel bollettino di questura che è il suo giornale.

Come gli avvoltoi che richiamo nel titolo, così il Travaglio quotidiano, si è aggirato sul mausoleo di Arcore, dove giace Silvio, per poi avventarsi per l’ultimo banchetto. Il libro, come ho detto, non è altro che una infinita somma di tutte le accuse che sono state rivolte in vita all’ex Presidente del Consiglio. I processi, le assoluzioni, tutte cose che all’Avvoltoio non interessano, per lui valgono solo i capi d’imputazione che i pubblici ministeri, dalle Alpi al Lilibeo, hanno notificato al Cavaliere dalla sua discesa in campo alla sua morte e oltre.

Per Travaglio, il berlusconismo senza Berlusconi sarà anche il “pericolo peggiore”, ma l’antiberlusconismo senza Berlusconi rappresenta per l’autore una sinecura per i prossimi anni.

Non a caso, secondo il Sole 24 ore, il libro è al primo posto nelle classifiche dei libri più venduti nella sezione “saggistica” (sic!) e al quarto posto nella classifica generale. Insomma il nostro Appuntato di pubblica sicurezza ha approntato per gli italiani sotto l’ombrellone un “breviario” dei presunti misfatti del Cavaliere in vita e anche post mortem, avendo trovato un nuovo nemico su cui spargere veleno, il berlusconismo senza Berlusconi, nella speranza di continuare a far uscire ancora per qualche mese il suo giornale che, secondo gli ultimi dati Audipress, a stento vende 20.000 copie giornaliere che chissa` se bastano a pagare la carta e l’inchiostro.

Ma bastano per continuare a farlo invitare nei talk-show per prendere il “gettone” di presenza e continuare nella costruzione del monumento a se stesso come il Robespierre de noantri.

Nel sottotitolo, Il Santo, riporta “il libro definitivo per non dimenticare nulla”, ma deve essere un errore di stampa, perchè dopo aver scavato la fossa a Berlusconi, sicuramente saprà andare ancora più a fondo e trovare nuovi orrori per deliziare “ad libitum” i suoi affezionati lettori, da raccontare sugli schermi televisivi insieme alla sua amica Lilli Gruber, la “tricoteuse” catodica con orecchini preziosi sponsorizzati, titolare di “Otto e mezzo”, la ghigliottina televisiva quotidiana in cui il nostro Robespierre leggerà i nomi delle prossime teste da mozzare.

Bruno Chiavazzo

Liberamente accessibile a questo link.

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