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Quattro passi nel delirio…del traffico di Torino

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Quarta puntata

In questo nostro tour nelle piacevolezze del traffico della nostra città oggi andiamo a vedere cosa succede al mattino e alla sera in piazza Bernini. Una piazza che fino a qualche anno fa era considerata ancora uno snodo abbastanza tranquillo, nei limiti, diciamo, della sopportabilità. Ebbene quello che vediamo in questi giorni può definirsi surreale. Un ammasso di auto che cercano disperatamente di conquistare l?avveniristica rotonda costruita qualche anno fa, pedoni che fanno di tutto per attraversare le molte, troppe, strisce pedonali di cui è stata tappezzata la piazza proprio in prossimità di questa diabolica rotonda.

In una condizione del genere la possibilità di autoscontri o di investimenti dei pedoni è alta. Insomma siamo in presenza di quella che potremmo definire una vera e propria bolgia infernale. Ma come mai le cose sono cambiate in modo così evidente? Possibile che tutto quell?immenso cantiere durato anche parecchio abbia creato alla fine un risultato simile?

La classica montagna che ha partorito il topolino ovvero forse sarebbe meglio dire il contrario: il classico topolino, ovvero qualche piccolo funzionario tecnico del Comune che ha creato in questo caso?una montagna di guai. Le cose purtroppo stanno proprio così, basta semplicemente venire a vedere: la realtà è addirittura peggiore di quella che stiamo dipingendo, credeteci. La colpa anche qui, come in corso Unità d?Italia, è di un progetto fatto a tavolino senza tenere conto delle variabili indipendenti, tra le quali l?intensità del traffico nelle ore di punta.

Le rotonde dovrebbero essere progettate in base ad una semplice equazione matematica che stabilisce un preciso rapporto tra ampiezza del raggio della rotonda e?ampiezza del traffico previsto. Se nell?eseguire il progetto ci si rende conto che quella rotonda, a meno di non farla con un raggio di 500 metri, non sarà mai adeguata ad assorbire la quantità di traffico previsto bisognerebbe avere il buon senso e l?onestà intellettuale di abbandonare il progetto stesso e piuttosto di mantenere il semaforo già presente andando a regolarne le tempistiche in modo adeguato.

Invece no si prosegue caparbiamente cercando di rispettare quello che è ormai diventato il credo di molti comuni: togliere i semafori e mettere le cosiddette rotonde alla francese. Una moda questa che è stata adottata in Italia in modo acritico, fideistico senza fare le giuste verifiche sul territorio, territorio che, ricordiamo, è differente da quello francese.

Continuando nel nostro viaggio andiamo a dare un?occhiatina al cavalcavia di corso Sommeiller. Qui non c?è una rotonda ma un semaforo che qualcuno ha regolato in modo veramente incredibile. Sembra che chi è andato a manipolare le frequenze del verde e del rosso abbia letteralmente giocato a dadi. Infatti sulla sopraelevata del corso si crea una coda delirante a causa di un rosso eterno. E questo lascia allibiti se andiamo a vedere l?entità del traffico che attraversa da corso Turati a via Sacchi.

Un traffico che è di almeno cinque volte meno intenso di quello appunto di corso Sommeiller. E quindi ci chiediamo per quale diabolico motivo il semaforo non tiene minimamente conto di questo? E riserva al serpentone di macchine ferme del corso decine di minuti di eterna attesa? Misterium magnum!

Non ci resta a questo punto che dare un consiglio al nostro sindaco e alla sua nutrita squadra di solerti funzionari comunali: leggere un po? meno il Capitale di Marx e un po? di più il De Bello Civile di Caio Giulio Cesare. In quest?opera troverebbero una frase che dovrebbe essere appesa insieme al Crocifisso nelle pareti degli uffici pubblici: veni, vidi, vici. Questa breve frase nasconde un grande significato: veni vuol dire scendere in pista, agire, mettersi in gioco; vidi vuol dire vedere, usare gli occhi, analizzare e per fare questo occorre anche obiettività; vici vuole infine dire risolvere il problema, avere capacità di trasformare l?analisi di cui sopra in soluzione logica, pratica ma soprattutto vincente?meditate gente meditate.

 A questo punto auspichiamo che il nostro sindaco possa e abbia l?umiltà di far tornare l?amministrazione, di cui lui risponde di fronte ai cittadini votanti e non votanti, sui propri passi e rivedere gli sbagli macroscopici commessi dai suoi successori. Solo così, dalla buona volontà di chi ha la responsabilità di governarci, può progredire e prosperare una democrazia effettiva e non puramente virtuale.

di Roberto Crudelini

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Redazione Elzeviro.eu

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