AOSTA – Ora che Selvaggia Lucarelli ha ottenuto la notorietà grazie al quoditiano Libero che l’ha lanciata, non ostante sia un giornale editorialmente distante dalle sue idee, ella si può sbizzarrire in tutte le sue fregnacce buoniste alla Littizzetto e co.
L’ultima prodezza è la telefonata che la giornalista selvaggia (aggettivo) ha fatto ad un albergatore della Valle d’Aosta. Al telefono si è finta la responsabile di un’associazione per i rifugiati e ha chiesto ospitalità nell’albergo per una famiglia di stranieri.
L’albergatore ha rifiutato ed è stato sottoposto alla gogna mediatica che Lucarelli può adoperare considerata la sua guadagnata fama da social. Su Facebook la Lucarelli ha postato il nome dell’albergo nel tentativo di fargli cattiva pubblicità.
Sicuri che abbia invece sortito l’effetto opposto, ci associamo alle critiche di quanti hanno condannato il gesto della nota blogger: “a casa sua ciascuno è re”, diceva un antico detto popolare. Andare a criticare chi in casa sua decide di rifiutare l’ospitalità a stranieri disagiati, peraltro in un periodo di crisi come quello contingente, è ridicolo.
La corrente buonista della quale vuole essere oggi insigne rappresentante Lucarelli ha inverato un colpo basso, ma senza cogliere il giusto risultato, che infatti è stato fare un’ottima pubblicità al fiero albergatore.
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