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Quelle maestre da cacciare, ma la colpa è anche del sistema

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Nei pressi di Ivrea, in un paesino che si chiama Scarmagno, in provincia di Torino, due maestre davano ai loro alunni della scuola primaria titoli di componimenti da svolgere del tipo “Chi uccideresti prima tra mamma e papà?“.

Oltre al suddetto abominio, le signore in questione parlavano amabilmente di argomenti come il sesso ai pargoletti in questi termini: “Il sesso è quando i vostri papà si fermano per strada con le prostitute di colore“.

Le due “maestre” sono state sospese e ora rischiano il licenziamento. Non sono state licenziate in tronco e sottoposte ad un processo pubblico in aula magna o in palestra, con il preside che le manda platealmente fuori dall’istituto. Perché? Perché in Italia siamo riusciti ad arrivare ad un punto tale in cui gli insegnanti della scuola elementare non vengono (abbastanza) controllati. I primi a lamentarsi di questa situazione sono naturalmente i maestri diligenti ed attenti, che vorrebbero vedere per sempre estirpate le mele marce dalla loro categoria. Mele marce che, però, vengono sorprese ad un’età prossima alla pensione! Le signore hanno infatti 58 e 60 anni.

Dopo le denunce dei genitori risalenti ad un anno fa, e l’installazione di telecamere da parte dei Carabinieri, sono stati ravvisati episodi che noi riteniamo riconducibili alla violenza, come il lancio di oggetti in direzione dei bambini. O della violenza morale, come costringere i bambini a massaggiare collo e spalle delle insegnanti. Anche chi scrive ebbe la sfortuna di avere una maestra che si faceva massaggiare dalle delicate mani dei bambini e che, in preda a continui impeti di rabbia urlava come un’aquila e lanciava quaderni.

Oggi, con l’ausilio della tecnologia ed al contempo della scienza psicologica, dovrebbe essere possibile evitare e prevenire tali abbietti comportamenti. Eppure al progresso delle scienze di cui sopra corrisponde un’involuzione del diritto e della certezza della pena che non ci fa sperare che le cose possano cambiare, anzi.

L’Ufficio scolastico regionale ha comunque reso noto: “Stiamo esaminando casi molto gravi. Se saranno accertati, l’Amministrazione interverrà in maniera decisa: episodi come questi non possono essere tollerati”. Per quanto l’intervento dell’Ufficio scolastico non corrisponda certo all’idea di pena severa che si auspicherebbe in casi di tale gravità. La colpa è delle maestre, certo, ma forse ancora di più del sistema che ha permesso di fare arrivare alle soglie della pensione queste signore, che si può immaginare che per più anni abbiano tenuto comportamenti “discutibili”.

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Redazione Elzeviro.eu

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