In risposta all’articolo “Quattro gatti in piazza per il Piemonte Stato“, una rappresentante del movimento “Piemonte Stato” spiega il senso della giornata del 21 settembre in piazza Castello degli indipendentisti piemontesi.
Come già detto la scorsa settimana ai colleghi del quotidiano Civico20news, è stato ricordato anche a noi come quest’anno si siano commemorati i 150 anni dalla strage di Torino.
Prima di tutto è doverosa una premessa fondamentale, senza la quale perderebbe o sarebbe comunque travisato il senso di questa giornata (21 settembre, ndR)
Noi quel giorno siamo andati a celebrare e ricordare i nostri morti uccisi dallo Stato italiano, per mano di carabinieri italiani mandati a Torino da tutta Italia proprio per tale scopo… punto! Il motivo (spostamento della Capitale ) non ci interessa ed è quello che gli italianisti usano per far passare la commemorazione come “italiana” mentre per noi conta solo il fatto che (ribadiamo!) dei piemontesi sono stati uccisi dallo stato italiano.
Passando alla commemorazione di domenica non possiamo che essere più che soddisfatti, e questo per due motivi:
-il primo è che, nonostante il boicottaggio dei grandi organi d’informazione, la partecipazione è stata notevole. Questo sia nel momento celebrativo in Piazza San Carlo sia nel bellissimo e fiero corteo che si è snodato fino alla Cavallerizza Reale quando, nel momento del ricompattamento in Piazza Castello si è vista una grande macchia di bandiere rosso crociate come mai era successo prima.
-il secondo è che il nostro striscione “d’Italia si muore ora come allora” ha trovato il consenso unanime dei partecipanti, tant’è che dietro di esso si è sfilato in Piazza San Carlo prima verso il Caval ëd Brons e poi verso la lapide commemorativa. Il messaggio era chiaro e forte, non certo diplomatico, e la sua matrice era evidente dato il logo del nostro movimento che campeggiava su di esso.
Questo ci fa ben sperare per il futuro, sperare che una nuova coscienza identitaria e indipendentista stia crescendo e, non più timorosa, ma anzi orgogliosa voglia rivendicare la voglia di sovranità della propria terra, che dopo 153 anni di coma ha riaperto gli occhi.
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