Il pensiero di Renzi trova una consonanza con quanto ha scritto il presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, sempre dalle colonne del quotidiano di Largo Fiocchetti, il 10 aprile scorso. Il successore di don Giussani così rifletteva: “Ora, dico pensando al presente, se non trova posto in noi l?esperienza elementare che l?altro è un bene, non un ostacolo, per la pienezza del nostro io, nella politica come nei rapporti umani e sociali, sarà difficile uscire dalla situazione in cui ci troviamo. Riconoscere l?altro è la vera vittoria per ciascuno e per tutti. I primi ad essere chiamati a percorrere questa strada, come è accaduto nel passato, sono proprio i politici cattolici, qualunque sia il partito in cui militano. Ma anche essi, purtroppo, tante volte appaiono più definiti dagli schieramenti partitici che dall?autocoscienza della loro esperienza ecclesiale e dal desiderio del bene comune. Eppure, proprio la loro esperienza di essere «membri gli uni degli altri» (san Paolo) consentirebbe uno sguardo sull?altro come parte della definizione di sé e quindi come un bene”.
Matteo Renzi, ci pare, non fugge in un neutralismo identitario. Semplicemente non cede al rischio di recludersi in un cristianismo. Cioè a quell’idea di utilizzo della fede per una mera logica di potere, in questo caso prosaicamente di poltrone. Rémi Brague che il termine cristianista ha inventato, in un’intervista a 30 Giorni pubblicata quasi dieci anni fa, sosteneva: ” La civiltà dell?Europa cristiana è stata costruita da gente il cui scopo non era affatto quello di costruire una “civiltà cristiana”. La dobbiamo a persone che credevano in Cristo, non a persone che credevano nel cristianesimo”. Ecco, Renzi sembra inserirsi in questo filone, sembra promuovere una presenza creativa e non settaria dei cattolici in politica. Senza la pigrizia mediatoria dello stanco cattolicesimo-democratico (ormai altro cristianismo).
Torna alla mente Giorgio La Pira, anch’egli cattolico (e che cattolico!) e sindaco di Firenze. Un autorevole testimone che “la prima politica è vivere”. E che la salvezza non può essere richiesta alla politica.Si è cattolici perché in Cristo si è incontrato la risposta alla domanda di felicità. Per niente di meno. Bravo Renzi!
Marco Margrita
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