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| Chissà cos’avevano da ridere? |
TORINO – C’è chi, nonostante faccia parte della casta politica, non si godrà affatto i giorni di attesa al Natale e all’anno venturo.
Fassino un anno e mezzo fa accettò con il suo solito contenuto entusiasmo la guida della città che gli diede l’istruzione. Tuttavia nella sua improvvida scelta non era tenuto in nessun conto la difficoltà della gestione di un capoluogo di quasi un milione di anime, che arrivava dalle disastrose spese ( mai colmate) derivate dai Giochi Olimpici del 2006 sotto la gestione Chiamparino.
Davanti agli occhi del sindaco si staglia ora un problema dalla gravità enorme: il secondo sforamento del patto di stabilità. In un certo senso questo “risultato” è stato quasi voluto dal sindaco, sicuro di avere due assi nella manica per poterne rientrare facilmente. Il salvagente consisteva nella vendita ( diventata oggi svendita) dei colossi Gtt e Sagat, aziende in cui la maggioranza partecipativa è di proprietà comunale.
Tuttavia le offerte arrivate dal mercato sono state ben al di sotto delle aspettative attese dal sindaco e dalla sua giunta, palesando la sfrontata sicurezza nell’uscire da un patto cui non bisognava affrancarsi.
Le soluzioni ora sono due, entrambe negative: se venissero accettate le offerte al ribasso il sindaco verrebbe accusato di una svendita del patrimonio pubblico, con probabili derive in tribunale; se non accettasse le offerte dovrebbe cominciare a stendere un bel tappeto rosso per l’arrivo del commissario presso il suo Palazzo.
Un’ ulteriore macchia sul curriculum, fin’ora tutt’altro che eccellente, della politica fassiniana: dall’emergenza neve, alla questione rom, passando per i disagi reiterati della metro e l’aumento delle tariffe Gtt che evidentemente non hanno giovato per nulla alle casse comunali.