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Caro Corsera: è morto un terrorista, prima di un iraqeno

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Un titolo, si sa, è spesso fatto per raccogliere click e attirare il lettore nella rete. Per fortuna non è l’obbiettivo di testate più piccole come la nostra, che si possono permettere di analizzare il fenomeno e le sue distorsioni grottesche come dei terzi.
Ecco che il titolo odierno di codesto articolo del Corriere della Sera appare una distorsione a prima vista poco giustificabile.

Il signor Rafik Mohamad Yousef, che di recente aveva minacciato un giudice ed era stato considerato “altamente aggressivo”, era un terrorista islamico. Ha aggredito, armato di coltello , una poliziotta, che è stata costretta ad aprire il fuoco verso il delinquente. Nella dinamica è intervenuto anche un altro agente che ha aperto il fuoco, colpendo, nella concitazione del momento, la poliziotta al rene. Dagli ultimi aggiornamenti irisulta che dovrebbe essere scampato il pericolo di vita, ma la vittima rimane in terapia intensiva.

Il gesto è stato dalla procura ritenuto premeditato e non si esclude un movente religioso, come ha affermato pure il ministro dell’interno alemanno Frank Henkel.
Nel 2008 Yousef subì una condanna, con due sodali, a otto anni di reclusione per avere programmato un attentato terroristico contro Allawi, primo ministro iraqeno del tempo, da attuarsi durante la visita di tale soggetto politico in Germania nell’anno 2004. Il terrorista faceva parte di un gruppo legato ad Al Queda

Ecco che per non precludersi i click dell’ampia fetta di quei buonisti pronti ad indignarsi per l’uccisione di uno straniero discriminato, il titolo del Corsera è “Berlino, la polizia uccide un iraqeno”. Come se, per il fatto di essere iraqeno potesse essere considerato in secondo piano il fatto di essere un terrorista e di essere in terrorista, peraltro già condannato, in Germania. Parlare di presunto, o sospetto islamista è una beceraggine di non poco conto, atta a difendere non si sa quale diritto di un individuo già condannato a scontare una gravissima pena per un reato che è perfettamente causa di incasellamento perpetuo nella categoria del terrorista.

Yousef indossava il braccialetto elettronico della libertà vigilata, ma se l’è tolto prima di compiere l’efferatezza in questione. E’ morto in ambulanza mentre i sanitari lo stavano portando all’ospedale. Per i seguaci e gli adepti del fanatismo islamico egli è morto da martire, mentre sulla faccia della terra abbiamo un terrorista in meno. Quando si prende la “cittadinanza del terrorismo”, si perde la cittadinanza originaria, come dovrebbe dimostrare la ampia appartenenza globale tra i foreign fighters dell’Isis. Abbiamo un terrorista in meno, ma per il Corsera un iraqeno in meno…

Questo articolo parla di una mancanza dolosa dei media; in questa sede decidiamo di non trattare l’argomento giustizia, né della inchiesta per omicidio di primo grado che sarebbe scattata nel nostro paese di fronte ad una speculare vicenda.

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Redazione Elzeviro.eu

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