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Mattarella, due pesi e due misure

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Nella giornata di ieri ricorreva il settantunesimo anniversario dell’attentato di via Rasella. Si trattò di un’azione della resistenza nella capitale, condotta il 23 marzo 1944 dai Gruppi di Azione Patriottica (GAP) contro un reparto di soldati altoatesini: l’11ª compagnia del III battaglione del Polizeiregiment “Bozen”, appartenente alla Ordnungspolizei (polizia d’ordinanza). Inutile specificare come all’epoca, la polizia avesse funzioni militari. (Così anche nella repubblica italiana fino a 35 anni fa).

L’azione consistette nella detonazione di un ordigno esplosivo e nel successivo lancio di quattro bombe a mano artigianali sui superstiti, causò la morte di 33 soldati tedeschi (il numero dei decessi avvenuti nelle settimane successive a causa delle ferite non è mai stato definito con certezza) e di due civili italiani (tra cui il bambino Piero Zuccheretti, di 12 anni), mentre almeno altri quattro caddero sotto il fuoco di reazione tedesco.

Il 24 marzo seguì la rappresaglia tedesca consumata con l’eccidio delle Fosse Ardeatine, in cui furono uccisi 335 prigionieri completamente estranei all’azione gappista, tra cui dieci civili rastrellati nelle vicinanze di via Rasella immediatamente dopo i fatti. Inutile ritirare in ballo le controversie, accesissime, storiche e politiche, di questi due eccidi di guerra. 

Si vuole solo qui rilevare un dato di fatto: nell’anniversario dell’eccidio di via Rasella il presidente della Repubblica ricorda soltanto le vittime del nazismo: le vittime, altoatesine e appartenenti per nascita o per ventura a quel movimento di milioni di persone che fu il nazionalsocialismo, uccise barbaramente dai partigiani, non sono degne nemmeno del ricordo del Capo dello Stato della “Repubblica nata dalla resistenza”, o Repubblica delle banane.

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Redazione Elzeviro.eu

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