Governo Renzi: dal 22 febbraio i fatti che non ci sono.
Con Renzi siamo ritornati ai governicchi balneari da quattro soldi vagamente disturbati dai pentastellati: un vero e proprio passo indietro. Defenestrato Berlusconi (ultimo eletto democraticamente), dopo l’uscita di Monti dal governo e dalla scena politica (salvo il ben tenuto seggio di Senatore a vita con benefits annessi), abbiamo trascorso un anno in compagnia di Letta.
Anche quest’ultimo è stato però silurato, ma per non approdare a nulla, visto che le riforme in atto si stanno rilevando porcherie belle e buone. NIENTE è stato portato a termine secondo il calendario prefissato, se non il decreto Poletti sul lavoro (approvato con tre fiducie dopo lo stravolgimento del programma iniziale) e gli 80 euro mensili in busta a 10 milioni di persone meno bisognose di tante altre.
In 4 mesi di governo, per portare avanti 14 provvedimenti, Renzi ha imposto ben 13 fiducie (dopo aver criticato Letta che ne aveva accumulate 12 in 10 mesi, blaterando “mai più fiducie, basta a questa anomalia Italiana”). Ora è diventata una prassi, ma non c’è da stupirsi visto che tutto il resto è in alto mare, dalla la nuova legge elettorale, passando per la riforma del Senato, per quella della Pubblica amministrazione, già prevista per aprile, per quella del fisco a maggio e chiudendo con quella della giustizia a giugno).
Evidentemente i cittadini che hanno votato Renzi alle europee sono quelli che a Natale corrono a vedere il nuovo film di Pieraccioni
(toscano come lui) per lasciare da parte il tran tran quotidiano. Ma un conto è un film, un altro è la vita. Vita che non è cambiata affatto sotto la regia del super-premier che continua a camuffare la realtà buttando fumo negli occhi. Notizia dell’ultima ora è il passaggio al populismo che prima biasimava. Dai famosi 100 giorni per cambiare tutto, è passato a mille, facendo la voce grossa sulla Ue (che ha sempre sostenuto in tutte le sue estrinsecazioni) come se avesse capito solo adesso ciò che è ciò che rappresenta. Non un ultimatum, si badi bene, ma semplicemente il solito annuncio foriero di promesse che non verranno mantenute: “l’Europa divenga solidale o si tenga la moneta!” . Bella frase ad effetto, non c’è di che, ma molti sono convinti che si voterà a febbraio o a marzo.
Sì, perchè un anno di chiacchiere basta e avanza. Giuseppe Franchi Naa
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