Gli azzurri hanno perso la partita con l’Uruguay e tornano a casa scornati.
I commenti, le polemiche e gli errori arbitrali non contano niente. Si sono sprecate troppe parole prima e se ne stanno sprecando troppe adesso, perché si tratta solo di una partita di calcio, seppur a livello mondiale. L’unica cosa da dire è che i giocatori non hanno certamente problemi economici, mentre molti italiani non sanno come fare per mettere insieme il pranzo con la cena. Silenzio assoluto per le strade, nessun carosello festoso e rumoroso, un giorno come glia altri. Chi vive di pane e di pallone non griderà “forza Italia”, così come faranno gli “aficionados” di Berlusconi, che hanno ormai perso ogni speranza sul partito politico che porta lo stesso nome.
Pazienza, voltiamo pagina ed archiviamo i mondiali, ma teniamo gli occhi sulla palla politica che va fuori gioco con gli sgambetti ai cittadini provocando fallacci da rigore. Ma cosa si può aspettare da italiani che si dipingono la faccia d’azzurro per sostenere una squadra di calciatori? Non faranno mai una rivoluzione per rivendicare i loro diritti di popolo libero, al massimo possono fare un corteo per protestare contro arbitri ed allenatori. Poveri noi, l’Italia non acquisterà la sua forza con questi individui e con questi politici che li rappresentano in parlamento. C’è però una differenza con il mondo calcistico che è bene sottolinare: Prandelli s’è dimesso, chi ci governa non ci pensa nemmeno.
di Giuseppe Franchi N.a.a.
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