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Italiani schiavi dell’Ue e ostaggi del Pd

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E’ mai possibile che 58 milioni di persone debbano dipendere dalla politica imposta da Bruxelles e dal derby Firenze- Pisa? E’ più che giusto che Letta difenda la sua dignità di “uomo di istituzioni “, tantopiù se Renzi, oltre la sua smisurata ambizione, non ha altro da mettere sul tavolo che vada oltre quello già detto e ripetuto migliaia di volte (riforme che non aiutano la gente a sbarcare il lunario né a trovare lavoro). Durante questa ennesima riunione del PD, anticipata a causa di uno sferzante vento di crisi, Renzi ha chiesto alla direzione di avere il coraggio di uscire dalla palude, sottolineando che è necessario un governo di legislatura (fino al 2018 ) sotto la sua regia. Ovviamente ha scambiato il consenso di 3 milioni di persone (che l’hanno incoronato segretario ) come un voto plebiscitario di tutti gli ITALIANI sulla sua premiership senza passare attraverso le elezioni. Si sta aprendo una vera e propria crisi di governo, non un indolore passaggio di consegne.
Il cerino acceso è nelle mani di Napolitano, che pur non volendo sciogliere le camere, si troverà (suo malgrado) costretto alle consultazioni di routine, dopo l’apertura ufficiale della crisi, di cui F.I. richiede la parlamentarizzazione. Chi scrive non ha la palla di cristallo, ma vuole evidenzxiare che non esistono differenze sostanziali tra Letta e Renzi. Entrambi sono europeisti convinti intenzionati a perseguire gli obiettivi di Bruxelles, entrambi sono favorevoli al fiscal compatc ed a tutto ciò che d’indigesto racchiude l’ UE . A parte la smisuta ambizione di Renzi, deciso a prendersi quella poltrona che gli è stata negata quando le truppe cammellate del PD scelsero Bersani come candidato a premier, lasciandolo al palo, altro non c’é. Sul tappeto, a giochi fatti (dopo le dimissioni dello sfiduciato Letta) rimane la sua rivincita personale, non certo il benessere della popolazione, che trangugiando un rospo dietro l’altro, subirà il cambio dell’esecutivo senza passare attraverso la consultazione popolare. Non è il caso perdere tanto tempo per riformare l’incostituzionale “porcellum“, basta eliminare le elezioni.

di Giuseppe Franchi   N.a.a. 

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