Affari di Palazzo

Moscovici, quel grigio funzionario che detesta l’Italia

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L’Italia continua a essere dallo scorso giugno al centro dell’attenzione politica e mediatica europea.

Complice l’installazione di un nuovo esecutivo che, un po’ con concreti cambi di rotta e un po’ a slogan, ha dato ampia risonanza a tutti gli accadimenti che riguardano lo stivale. In questo scenario l’Unione europea continua a recitare l’infame ruolo di cane da guardia verso chi, anche solo a parole, sembra uscire dai binari tracciati da Bruxelles.

I mercati insegneranno agli italiani come votare

Sono spesso personaggi sconosciuti al pubblico, caratterizzati dal sobrio grigiore dei vestiti e da un noioso tono monocorde, a redarguire il Belpaese. Personaggi dalle caratteristiche psicosomatiche ben precise che, non troppo involontariamente, tendono a ricalcare quel quadro stereotipato che vorrebbe un Italia pressapochista e inaffidabile rimproverata da una scientifica e competente Europa. Non potrà cadere facilmente nell’oblio quella

Il gelido Gunther Oettinger

faccia contrita, quei lineamenti duri e quello sguardo mai propenso al sorriso, del commissario europeo Gunther Oettinger.

Questo impeccabile alunno della scuola di sobrietà europea disse senza troppa vergogna, di sperare che i mercati potessero far cambiare l’intenzione di voto degli italiani. Che in soldoni significa augurarsi una crisi economica tale per cui la paura possa entrare nella testa di liberi cittadini e indirizzarne la scelta elettorale (verso la direzione gradita ovviamente al commissario).

L’Europa non concederà deroghe all’Italia, nemmeno per la tragedia del Ponte Morandi

È proprio in questa cerchia di commissari europei dunque che proliferano sentimenti decisamente anti italiani. D’altronde lo stesso nome del ruolo “commissario” indica una mansione atta alla ricerca di un colpevole, che guarda caso si trova troppo spesso nella sponda sud dell’Europa. In questo grande commissariato che è organo esecutivo dell’Unione, troviamo poi un altro personaggio, Pierre Moscovici, altrettanto noto per le reiterate dichiarazioni contro l’Italia. A poche ore dalla catastrofe umanitaria che ha coinvolto il Ponte Morandi e centinaia di cittadini italiani, prima che venisse anche solo pensata qualsiasi manovra di intervento finanziario da parte dell’esecutivo italiano, Moscovici ha pensato bene di entrare in scivolata d’anticipo.

Con la solita sobria inespressività, che in situazioni post tragedia può essere definita tranquillamente come sadismo, Moscovici avverte l’Italia che l’Unione europea non è disposta a concedere deroghe di spesa all’Italia. “Ci sono regole che devono essere rispettate da tutti”, dice il Commissario europeo in riferimento a eventuali sforamenti del deficit italiano. Spesso però quella esagerata compostezza e sobrietà inganna il pubblico che associa tali caratteristiche ad autorevolezza. In realtà i dati danno una versione diametralmente opposta a quella di Moscovici.

Quel deficit che viene rispettato solo dall’Italia

Secondo ilSole24Ore dal 2009 l’Italia è il Paese che più di chiunque altro in Europa ha rispettato i parametri europei sul deficit. Chi invece per ben 7 volte ha sforato tale regola è la Francia, proprio il Paese che ha dato i natali al grigio funzionario. Quello del deficit è però un pallino di Moscovici che già lo scorso maggio, quando l’alleanza gialloverde era nell’aria, aveva dichiarato che da parte dell’Italia ci fossero “zero sforzi sul deficit”. I numeri però raccontano un’altra storia.

In un odierno editoriale su il Messaggero il professor Giulio Sapelli ha sottolineato come le dichiarazioni di Moscovici fossero del tutto fuori luogo e slegate da realtà. Secondo Sapelli oltretutto anche all’interno del Fondo Monetario Internazionale si sta cominciando a ragionare sulla bontà di certe ricette economiche, visto lo scenario da macelleria messicana lasciato in Grecia. Solo il commissariato di Bruxelles rimane abbottonato nei sui grigi abiti, aggrappato a dogmi che stanno portando solo a ulteriori divisioni.

di Gabriele Tebaldi

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Gabriele Tebaldi

Classe 1990, giornalista pubblicista, collabora con Elzeviro dal 2011, quando la testata ha preso la conformazione attuale. Laurea e master in ambito di scienze politiche e internazionali. Ha vissuto in Palestina, Costa d'Avorio, Tanzania e Tunisia.

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