Il presidente uscente dell’Ue Van Rompuy, noto per non essere amato e voluto dalla maggior parte dei cittadini europei, ha confermato l’entrata in vigore delle nuove folli sanzioni imposte alla Russia. Folli perché vanno a danneggiare quella che era diventata un’area di interscambio commerciale conveniente per l’Europa, e di cui proprio ora non si può fare a meno.
Il pacchetto di sanzioni comprende restrizioni all’accesso al mercato europeo dei capitali da parte delle banche e delle principali società petrolifere e della difesa russe. estensione della lista del divieto di export per le tecnologie a uso sia militare che civile e di prodotti per la ricerca e la produzione di petrolio in acque profonde e nell’Artico.
Insomma una sonora bastonata all’economia russa i cui effetti si ritorceranno ovviamente anche su di noi. La risposta del Cremlino non si è fatta attendere e per bocca del consigliere economico Belousov ha dichiarato l’intenzione di limitare l’importazione di auto e alcuni prodotti industriali leggeri. La volontà europea di asservirsi, permetteteci il termine, a “ginocchioni” ai dettami di Washington ha superato qualsiasi confine di logica e razionalità.
L’Ue, ormai organismo fantoccio manovrato dal triumvirato Merkel-Obama-Draghi, dimostra così di avere ben più a cuore la propria subalternità rispetto al feudatario americano, piuttosto che l’interesse dello sviluppo economico europeo, che in questo momento non può prescindere da un partner come la Russia.
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