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Inaugurata la bara di vetro Intesa-San Paolo. Chiamparino plaude alla “torinesità” del gruppo

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Torino beelante e gaudente: il nuovo grattacielo del gruppo Intesa-San Paolo svetta come una bara di vetro nel cielo di Torino, quel cielo che era stato infranto, nei primi del Novecento, da una Mole architettonica che poi divenne il simbolo della città. Come si possa immaginare, però, che un grattacielo che distrugge lo skyline naturale delle montagne possa divenire nuovo simbolo ed emblema di Torino, è un mistero.

Anche la beffa, poi, di sentire il governatore Chiamparino tessere le lodi del grattacielo dicendo che la banca Intesa-San Paolo (e non San Paolo-Intesa) è un simbolo di torinesità. Quello stesso signore che, nella pausa da sindaco di Torino per passare lo scettro al fallimentare Fassino e prima di diventare Presidente della Regione, si era accomodato sulla sedia della presidenza della fondazione bancaria Compagnia di San Paolo.
Infine le parole di Renzo Piano che vorrebbe che il grattacielo divenisse luogo integrante della vita di città. Peggio di questo obbrobrio Torino è riuscita in questi anni a produrlo solo in quel del Lingotto, con il grattacielo del solito strapagato Fuksas.

Due colossi di vetro e acciaio che danno inizio ad una stagione che mai ci saremmo augurati avesse inizio per la prima capitale d’Italia. C’è da aggiungere che, con lo smog della città più inquinata d’Italia, spesso e volentieri capiterà di non riuscire a scorgere dalla cortina di polveri sottili questi due simboli d’inutile modernità.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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