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La maestosità del nulla

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…Guardi le stelle con un sorriso d’orgoglio, perché hai dato loro un nome, ne hai calcolato le distanze, quasi volessi e potessi tu misurare l’infinito, ed imprigionare lo spazio nei chiusi confini del tuo intelletto; ma ti inganni. Chi ti dice che dietro quei mondi luminosi non ve ne siano altri, sempre infiniti, uno dietro l’altro? I tuoi calcoli allora s’arrestano a pochi piedi d’altezza, e proprio da lì avrebbe inizio una nuova e sconosciuta scala di eventi! Afferri dunque lo scarso peso dei concetti di cui ti servi: distanza, spazio…? Vedi che sono più grandi di te e di tutto il mondo?

Anche se tu fossi grande, pure tu muori. Come il cane e la formica, solo con più rimpianto, e poi imputridisci; e dimmi: quando i vermi ti avranno corroso, quando il tuo corpo sarà dissolto nell’umidore della tomba, e non esisterà neppure la tua polvere, dove sei tu, uomo? dove sarà mai la tua stessa anima? quell’anima che muoveva le tue azioni, e ti spingeva all’odio, all’invidia, a tutte le passioni, quest’anima per cui ti vendevi, per cui hai commesso tante nefandezze, ora dov’è? C’è un luogo che sia abbastanza santo per riceverla? Ti credi un Dio, e per questo ti onori, per questo hai coniato l’idea della dignità dell’uomo, idea che nulla in natura potrebbe condividere vedendoti; e vuoi che ti si onori, e t’incensi da solo, vuoi persino che il tuo corpo, così vile in vita, sia onorato da tutti quando è morto. Pretendi che i superstiti ti tolgano il cappello quando passa la tua carogna d’uomo, putrida di corruzione, ma sempre più pura di te quando vivevi. Eccola dunque la tua grandezza! grandezza fatta di polvere, maestosità del nulla!

G.F

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Di Redazione Elzeviro.eu

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