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Lazio: fine dei sogni

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La Lazio ne prende tre al Bayarena e va subito fuori dalla Champion’s: ora anche in Europa League senza un attaccante e una difesa così sarà difficile andare avanti.

La Lazio perde il suo terzo obiettivo stagionale e lo fa mettendo a nudo all’improvviso tutte le sue carenze di organico. Carenze che, manco a farlo apposta, presidente e direttore sportivo continuano a far finta di non vedere. Manca un centravanti degno di questo nome e tali non potevano essere un ex comprimario lungodegente e un gran signore del calcio sull’orlo della pensione che al primo scatto si è stirato. Manca una difesa degna di ugual nome e tale non può esserlo un reparto che vede tra le sue fila gente come Mauricio, gran cuore e grande volontà ma accompagnate da una tecnica a dir poco rudimentale. Manca un regista vice di Biglia e tale non può esserlo Onazi uomo di quantità ma di scarsa qualità calcistica. Manca forse anche un allenatore a questo punto vincente e meno disposto a dir sempre di sì alle inefficienze di una presidenza che continua a disilludere un popolo bisognoso di ben altri traguardi. E’ mancato anche un mercato degno di cotal nome e tale non poteva essere quello appena faticosamente andato in onda tra luglio e agosto che ha dato all’allenatore una marea di fantasisti riservisti che senza, ripetiamo, un bomber che la metta dentro, nulla possono e poi neanche a volerlo potrebbero andare tutti in campo contemporaneamente.

Esiste poi un grande equivoco di fondo che ha fatto da preambolo alle tre pappine prese questa sera e all’ennesima sconfitta contro una Juve ancora in cerca di una nuova identità: dei cinque nuovi arrivati se n’è visto finora solo uno, Kishna, se escludiamo i trenta minuti complessivi di Morrison e i pochi di più di un evanescente Milinkovic. Segno evidentemente che i nuovi acquisti non sono ritenuti all’altezza dallo stesso Pioli se no li avrebbe fatti giocare. Ma allora viene da domandarsi a questo punto perché mai siano stati presi. La dirigenza laziale ha quindi commesso, ogni volta che si è cominciato a sentire profumo di Champion’s, due volte lo stesso errore dimostrando in maniera lampante di non voler fare quel salto di qualità che la piazza della squadra più antica di Roma avrebbe meritato.

Si mettano in pace i cuori dei tifosi: con Lotito in versione “acchiappasogni” non c’è verso, ci aspetta da qui all’eternità una normale e tranquilla mediocrità o poco di più: il terzo posto di quest’anno è stato solo un fuori programma non previsto che ha solo messo in imbarazzo chi evidentemente non voleva avere grane. Sulla cronaca poco da dire se non il rigore sacrosanto negato da un arbitro come al solito di parte, due misere conclusioni in porta da parte della Lazio di cui una fiacca come da copione di Keita, gran cuore ma scarso fisico da attaccante vero, e una raffica di occasioni da parte di chi gli attaccanti ce li ha e se li tiene ben stretti. Il primo goal nasce da un’incomprensione tra Berisha e De Vrij con Calhanoglu libero di tirare come e dove vuole. Il secondo da una sciapata di Mauricio mentre il terzo è la conseguenza dell’inferiorità numerica a cui lo stesso brasiliano è solito condannare la squadra quando gioca.

Il resto è solo soldi e passione spesi dai quasi duemila tifosi laziali presi per l’ennesima volta per i fondelli da una dirigenza incapace, escludendo il team manager Manzini l’unico vero uomo bandiera della società che  meriterebbe di lavorare per un principale di ben altro spessore. E ora se continua così, la Lazio rischia pure di arrancare in Europa League oltre che in campionato perché, parafrasando una nota canzone sordiana, possiamo accontentarci di cantare il seguente coretto di consolazione” an’do vai se l’attaccante nun ce l’hai?!” E finora…non si è andati da nessuna parte.

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Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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