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Laziali: figli di un dio minore?

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Lo strano e inaccettabile ostracismo mediatico nei confronti della squadra e della società biancoceleste.

 

Tra i tanti macro difetti che il sistema calcio Italia con reiterata e quasi insolente baldanza continua a trascinarsi dietro c’è sicuramente quello di un certa cortigianeria feudale, dura a morire, nei confronti dei potenti che dominano il mondo del pallone. Da sempre società che, per carità, tanto hanno dato al calcio italiano e alla sua storia, ricevono un indiscutibile trattamento di favore da parte dei media sia a livello di carta stampata che a livello televisivo. Una concentrazione fatta di immagini, chiacchiere da salotto anche ripetitive e spesso stucchevoli, interviste insistite con l’unico scopo di arrivare a tagliare il capello in quattro, di andare come si suol dire, a scovare a tutti i costi il pelo nell’uovo.

 

Ovviamente così facendo e agendo ci si dimentica, forse volutamente, che l’uovo di cui sopra fa comunque parte di una frittata gigante fatta anche dagli ingredienti gentilmente offerti da altre società, magari meno “accattivanti” dal punto di vista della comunicazione ma che continuano comunque a dare un contributo al sistema calcio tutt’altro che secondario. Se può essere accettabile che squadre dall’antico blasone come la Juve, il Milan e l’Inter con la strana aggiunta, come vedremo, del Napoli e della Roma, ricevano attenzioni maggiori rispetto al resto dei comuni mortali, non è comunque giusto che esse finiscano per avere il monopolio assoluto dell’informazione fino all’azzeramento o quasi degli spazi che dovrebbero essere riservati anche agli altri.

 

Come avevamo già messo in evidenza in un nostro precedente articolo risalente ad un anno e mezzo fa, i media sono arrivati al punto di distinguere apertamente e…smaccatamente tra figli, figliastri e figli della gleba, alla faccia dell’informazione democratica e globale che si continua invece a sbandierare a gran voce salvo poi fare furbescamente l’esatto contrario. Tra le cosiddette “grandi” abbiamo inserito prima il Napoli e la Roma non perché nella realtà dei fatti lo siano, i cinque scudetti vinti complessivamente dalle due società lo stanno a dimostrare in modo quasi impietoso, ma perché da sempre queste due società, senza peraltro particolari motivi che lo giustifichino, sono considerate comunque “grandi” dai media.

 

Media che paradossalmente invece continuano ad ignorare o quasi società che hanno vinto quanto e forse più delle due in questione: in primis il caso della Lazio da sempre bellamente ignorata e ostracizzata sia a livello di carta stampata che a livello televisivo, ma il discorso potrebbe pari pari estendersi a società come il Torino, la Fiorentina, la Sampdoria, il Genoa e lo stesso Parma. Parma che ha ricevuto la giusta attenzione mediatica solo ora nonostante i successi quasi ignorati degli anni scorsi solo perché la sua fine improvvisa preoccupa non poco il sistema calcio e gli interessi che vi gravitano intorno.

 

Le cose stanno esattamente in questi termini e non sono affatto frutto di esagerazioni dettate da particolari riflussi gastroesofagei di carattere para campanilistico. L’informazione calcistica in Italia è assolutamente monca, parziale e cortigiana e il discorso riguarda non solo le TV commerciali come Sky e Premium ma, duole constatarlo, anche la Tv nazionale che dovrebbe per lo meno cercare di mantenere una certa equidistanza e proporre ai teleutenti abbonati e…cittadini di serie A in tutti i sensi, un prodotto non inquinato da logiche legate al potere di pochi sui tanti. E invece mamma Rai ripresenta, in modo ancora più colpevole, le stesse manchevolezze delle TV commerciali. Un esempio su tutti la Domenica Sportiva di due giorni fa dove, a nostro giudizio, si è superata forse la misura.

 

Nonostante ci sia una squadra, la Lazio, che sta dominando la scena da due mesi circa a questa parte e sta sciorinando forse il più bel calcio giocato in questo momento, conduttrice e ospiti hanno parlato profusamente per più di un’ora della Juve, e qui li possiamo anche capire, della resurrezione del Milan, attualmente posizionato, udite udite, a metà classifica lontano da ogni obiettivo raggiungibile, della ripresa della Roma che è andata a vincere non in casa del Bayern ma contro la penultima in classifica e del pareggio casalingo del Napoli. Alla Lazio, attualmente terza, ed alla Sampdoria, quarta, sono stati dedicati, bontà loro, solo due rapidi accenni della durata complessiva di non più di quattro-cinque minuti e forse neanche.

 

Interessante e assolutamente rivelativa di quella che è a questo punto la filosofia della trasmissione è stata poi l’affermazione-quasi gaffe di Adriano Bacconi, il noto esperto di tattiche, che si è lasciato scappare quasi ingenuamente la seguente battuta: “Quale allenatore non sognerebbe di andare ad allenare squadre come la Juve, il Milan, l’Inter, la Roma e il Napoli?”. Ergo ne deduciamo che la Roma e il Napoli anche per mamma Rai sono considerate, per qualche oscuro motivo, due grandi del calcio italiano nonostante che insieme non siano arrivate a vincere neppure un quinto di quello che ha portato in cassa la Juve. Ci sarebbe allora da domandarsi perché invece continui, in modo a questo punto paradossale, a non essere considerata tale anche la Lazio, che continua ad essere quasi del tutto ignorata, e che ha una bacheca non certo meno ricca di trofei rispetto alle prime due, anzi rispetto al Napoli pure superiore.

 

Qualcuno ha anche provato a spiegare questo ostracismo con la presenza di molti addetti ai lavori di fede romanista e partenopea ma ci si dimentica che i singoli giornalisti-annunciatori-conduttori non possono in definitiva decidere a “capocchia loro” gli spazi, i tempi e i palinsesti delle trasmissioni che invece vengono di solito stabiliti prima a tavolino dalle direzioni dei programmi. Qualcuno parla anche del differente bacino di utenza in termini di tifosi, ma la Lazio, se facciamo un discorso in termini assoluti, quello che perde come presenze in città lo riacquista nei confronti della Roma in provincia, mentre il Napoli, forte in città, perde molto in Campania a favore delle squadre locali come Benevento, Salernitana, Avellino e Casertana senza dimenticare il grosso bacino di tifosi bianconeri presente proprio nella regione.

 

E allora, visto che la Lazio può essere paragonabile in tutto e per tutto alle altre due, qual’è la molla che rende i media così insopportabilmente slegati dalla realtà dei fatti tanto da crearsene una loro presunta e distorta? La molla forse sta nel potere politico delle singole società, potere che arriva al punto di “imporre” una visione della realtà diversa e quindi anche falsata perché evidentemente fa comodo così e…dalla imposizione alla…disposizione del tempo mediatico il passo diventa molto breve. Ecco, al di là della realtà contraffatta dalle distorsioni dello specchio mediatico, è quindi evidente che ci sono società che riescono a mettere sul tavolo il loro peso politico e altre che in questo sono  invece decisamente più “signorili” e quindi meno altisonanti. Se le cose però stanno così viene a nostro giudizio meno la credibilità dell’intero sistema: un sistema che a questo punto diventa inaccettabile e quello che è inaccettabile bisogna avere il coraggio di cambiarlo perché se no tanto varrebbe fare due campionati separati così almeno ci divertiamo anche noi. Perché se è vero che a comandare sono quelli che urlano di più e danno più pugni sul tavolo, allora forse sarebbe il caso di incominciare  umilmente a farlo anche noi  da questo giornale non certo per comandare ma almeno per…farci rispettare di più.

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Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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