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Juve un goal per il poker, Lazio un poker per la Champion’s

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La Lazio stende la Fiorentina con quattro assi serviti sul tavolo verde dell’Olimpico e agguanta il Napoli al terzo posto. La Juve con un capolavoro balistico di Pogba prenota la festa per il quarto scudetto consecutivo.

 

Quello di ieri sera è stato un posticipo che ha riservato grandi prelibatezze per i palati fini dei calciofili. La Juve che stenta, fatica, macina chilometri palla al piede contro un Sassuolo con la patente di migliore tra le provinciali e che alla fine trova nel suo interprete migliore, mister cento milioni Paul  Pogba, l’arciere decisivo e risolutivo. Il fortino della squadra emiliana regge per quattro quinti della partita con i nero verdi pronti a chiudere ogni varco alla furia bianconera. La mancanza di Pirlo per la Juve si sente eccome ma la squadra di Allegri ha talmente tanti interpreti di livello eccelso che la partita, anche in mancanza di una perfetta fluidità di manovra, può esser risolta da un momento all’altro. La rasoiata del francese, su perfetta azione di contropiede, l’unica che poteva aprire la difesa avversaria, non lascia scampo a Consigli e consegna le chiavi della gloria sportiva ai suoi.

Ora il poker di scudetti è lì ad un passo e non si vede all’orizzonte chi potrebbe rovinare la festa prenotata in largo anticipo per il trionfo bianconero. All’orizzonte non lo è più la Roma che, con l’anno nuovo, si è letteralmente sciolta come neve al sole perdendo progressivamente fiducia nei propri mezzi e autorevolezza tecnica e tattica. E non lo sono quelle che ormai possiamo definire come le dirette inseguitrici della stessa Roma, parliamo di Lazio e Napoli, con la prima che in questo momento veste i panni della squadra rivelazione del campionato. Certo se i giochi ricomiciassero ora a pari punti con la corazzata Juve, lo spettacolo sarebbe assicurato, perché i biancocelesti potrebbero dare alla vecchia signora un filo da torcere  più lungo e più robusto di quello fin qui srotolato dai cugini in giallorosso. Sia ben chiaro: alla fine vincerebbe comunque la Juve per il suo immenso potenziale bellico decisamente superiore a tutte le altre ma…se non altro ci sarebbe da divertirsi.

E invece ora, per chi guarda al calcio con decubertiana filosofia e distaccato spirito sportivo, archiviato il discorso scudetto, non resta altro che concentrarsi sullo splendido evolversi della lotta per il secondo e il terzo posto che vale tanto sia in termini di soldoni che in termini di squisito spettacolo calcistico. La Lazio di Pioli, ora terza a pari punti con il Napoli e, quel che conta, a sole quattro lunghezze dalla Roma, nonostante sia stata a più riprese snobbata, quasi ignorata dagli addetti ai lavori e dai media, ora fa paura. La manovra laziale, figlia di cotal stratega che da giovane navigò con profitto sulle navi bianconere e, ironia della sorte, anche su quelle viola, è paragonabile a quella di uno schiacciasassi. Se prima la squadra aveva il problema di gestire le forze per tutta la partita, arrivando al secondo tempo con il fiato corto e i riflessi appannati, ora la compagine con l’aquila stilizzata ha imparato a diluire le energie e a serrare i ranghi anche quando l’avversario sembra voler tornare in cattedra.

La Lazio di reti alla Fiorentina potrebbe segnarne altre quattro o cinque tanto è sembrata devastante la differenza di valori in campo. Le assenze di Babacar e di Gomez non sembrano in proporzione così determinanti come forse lo è stata, a nostro giudizio, la cessione di Cuadrado. L’egiziano Salah rappresenta comunque un futuro tranquillizzante anche se ieri sera, come tutta la squadra di Montella, è parso sulle gambe e forse con la testa già alla sfida europea di giovedì. Devastante sulla partita è stato Biglia autore di una rete da cineteca che avrebbe potuto diventare doppietta se, sul secondo tentativo gemello del primo, Neto non si fosse opposto deviando in volo sul palo il pallone che stava entrando di nuovo in rete. L’uno a zero del primo tempo sta comunque stretto ai laziali perché sia Anderson che Klose si mangiano a tu per tu con il grande estremo viola di tutto e di più. All’inizio della ripresa la Fiorentina da l’idea di risvegliarsi e infatti nei primi minuti costringe la Lazio a stare sulle sue e a subire la folate offensive viola che però non producono grandi sussulti.

É bastata un’azione della sue da parte di Anderson, partito a razzo sulla sinistra e atterrato in piena area da Tomovic, per regalare il giusto rigore trasformato con freddezza da Candreva che in modo molto più…sanguigno si toglie la maglietta e si becca l’ammonizione con tanto di squalifica. Il terzo goal è conseguenza di una grande azione sulla destra di Candreva che costringe Neto a superarsi ancora ma Klose è in agguato e in tuffo la mette dentro dopo uno scatto da centometrista. Il quarto goal è figlio di un’altra grande discesa, questa volta di Keita che mette il tedesco in condizione di mandare il pallone di nuovo in buca con la facilità con cui si segna in una partita tra scapoli e ammogliati. Ora Klose ha raggiunto Mauri a otto reti ma, quel che conta, è che l’attacco laziale, secondo in campionato solo a quello di cotal Juve, rischia di mettere a repentaglio anche la piazza d’onore della Roma, insomma può ancora succedere di tutto…con tanto di spettacolo garantito. 

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Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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