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Lazio dall’altare alla polvere…come sempre

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La banda di Pioli si è ingurgitata l’ennesima pozione velenosa confezionata ad hoc dal mago Gasperini. Una pozione che non ha lasciato alcuna via di scampo a chi avrebbe dovuto invece riprendere il cammino in ottica Champion’s e che ora rischia pure di perdere il treno dell’Europa League per il semplice motivo che le dirette concorrenti si sono tutte attrezzate al meglio mentre la squadra di Lotito è rimasta al palo. I mali della Lazio, qualcuno si stupisce pure che la gente si stia disamorando per la società, sono chiari e impietosi e si concretizzano nel solito e imbarazzante calo psico fisico dei primi due mesi dell’anno. Il Genoa, messo superbamente in campo da chi di calcio se ne intende eccome, si è limitato a bloccare le fonti del gioco bianco celeste, vedi Cana e Basta francobollati come se fossero due attaccanti e Biglia marcato praticamente a uomo da Perotti.

 

Il risultato quasi immediato è stato l’inaridimento progressivo delle fonti del gioco biancoceleste. Le manovre ripartivano tutte lente lente dai piedi di Cana e De Vry che non sono registi e si è visto…con rinvii spesso a casaccio che finivano costantemente preda del centrocampo genoano e con il trio…medusa là davanti a fare le belle statuine. Candreva imbarazzante per assenza totale di forma fisica e psichica che ha caracollato sulla sua corsia senza incidere più di tanto, con Mauri che ha fatto quello che ha potuto, sempre di più rispetto a molti altri compagni di squadra, e lo zio Klose che si è spremuto come un limone nel vano tentativo di aprire una difesa chiusa come il Vallo di Adriano. A proposito, se continua così il tedesco fra un po’ dovrà marcare visita perché certi strapazzi alla sua età fanno male, a quel punto, visto il solito mercato da…una notte…fonda di mezzo inverno, Pioli potrà mandare in campo chissà il magazziniere di turno perché, a parte il solito Perea, non c’è nessuno con tali caratteristiche a meno di non pescarlo dalle giovanili.

 

Una difesa, quella del grifone, che si è dimostrata ben più affidabile rispetto alla modesta trincea laziale dove Radu si è distinto soprattutto per rinvii sbilenchi e ritardi nel mettersi in linea con gli altri compagni e dove Cana ha riproposto i suoi soliti ed evidenti limiti tecnici e tattici. La Lazio così rincula verso il calderone delle squadre che ribollono a metà classifica e domenica a Udine sono previsti uragani, tifoni e cicloni: mancherà infatti Mauri Cana squalificati e in quest’ultimo caso può essere quasi un bene, e Marchetti espulso e per giunta con una costola incrinata. Visto l’andazzo laziale in trasferta c’è poco da stare allegri ma soprattutto c’è poco da sperare, l’Udinese, si è visto, è in grado di mettere in difficoltà qualsiasi avversario dall’alto della sua estrema affidabilità e costanza, cose che continuano a latitare in campo bianco celeste.

 

Forse siamo troppo pessimisti? Può essere ma non è tanto un istinto leopardiano a far muovere in basso le corde dei nostri cuori, quanto un sano realismo che ci fa vedere, al di là di fraintendimenti di sorta, che il bicchiere è effettivamente mezzo vuoto e…forse qualcosa di meno che mezzo. Vorremmo poi fare una domanda sia a mister Pioli che alla dirigenza: che cosa hanno preso a fare Mauricio se si continua a riporre la fiducia in chi dopo venti minuti si ritrova costantemente già gravato di un giallo e che poi nel secondo tempo, una gara sì e una gara no, si ritrova costantemente fuori dal prato verde. Tra mercati fallimentari e incongruenze tattiche e tecniche si continua così e…ci domandiamo pure perché la gente laziale da anni sta disertando con proiezioni esponenziali l’Olimpico. Qualcuno continua a dire che non vende facili sogni ma…solide realtà dimenticando che non sta parlando della Salernitana ma della prima squadra della capitale. Se i tifosi della Lazio sono condannati a vivacchiare in un limbo senza sogni con costanti e ripetute disillusioni allora è meglio che se ne stiano a casa perché soffrire va bene ma straziarsi per nulla no: c’è un limite a tutto…anche alla pazienza. 

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Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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