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Stringiamoci a coorte, siam pronti alla…sorte!

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Stasera alle 18 la super sfida Italia-Uruguay.

 

Alla fine è arrivato il giorno del…pre-giudizio universale: Italia e Uruguay oggi pomeriggio dovranno dimostrare di che pasta sono fatte veramente e soprattutto se potranno ambire a raggiungere almeno i…quarti di nobiltà. Di fronte la celeste e l’azzurra, quasi cugine visti i molti oriundi italiani esistenti da quelle parti e i cognomi in alcuni casi uguali ai nostri, vedi Lugano e Cavani.

Due filosofie di calcio non poi così dissimili come sono quella europea e quella brasiliana. Da una parte una squadra, l’Italia, più compatta e mediamente più tecnica e dall’altra una squadra al servizio di due “bounty killer” di professione, tali Cavani e Suarez. Se sia alla fine più vincente il collettivo o la classica punta di diamante formata da uno o due fuoriclasse è uno di quegli enigmi del mistero calcio destinati a rimanere insoluti da qui al Giudizio Universale, quello vero.

Se da una parte l’organizzazione tattica e strategica potrebbero in effetti essere in grado di condizionare positivamente o negativamente una partita, è altrettanto vero e inconfutabile che l’estro del fuoriclasse può essere l’arma vincente in grado di risolverti l’incontro in ogni momento: vedi Neymar, Messi e Klose, rispettivamente per il Brasile, l’Argentina e la Germania. Quale delle due armi sia quella decisiva, ripetiamo, non è allo stato attuale dato di sapere a meno di non arrampicarci sui vetri assai viscidi delle nude e fredde statistiche.

Per cercare di avvicinarci di più alla verità dei valori realmente in campo stasera potremmo anche essere tentati di tracimare nell’aspetto psicologico legato alla personalità complessiva delle due squadre, ma qui Uruguay e Italia sembrano addirittura sorelle siamesi. In entrambi i casi si nota infatti la tendenza all’irrazionalità e a quell’indefinita aura di imprevedibilità nel bene e nel male che accomuna molte squadre levantine: si passa con la facilità di un battito d’ali da imprese colossali degne di essere ricordate nei secoli futuri a rocambolesche figuracce degne di squadre tipo il “Borgorosso football club” di sordiana memoria. Insomma è possibile tutto e…il contrario di tutto.

Diciamo subito che la costanza non è di casa né da noi né da loro e questo è un dato di fatto che potrebbe farci pareggiare i conti, il che, vista l’utilità per noi anche del pareggio, non è cosa da disprezzare se non per quel vago terrore degli ultimi minuti nei quali se ti trafiggono sei spacciato.

Entrambe le formazioni sono, per carità, dotate anche di un discreto carattere leonino ma basta anche solo un piccolo topolino targato Costa Rica, che poi, forse, più che un topolino è sembrata una pantegana, per trasformare i ruggiti in timidi miagolii. Comunque, tornando agli aspetti più propriamente tecnico tattici, se l’Italia decide di giocarsela nel solito modo a noi più congeniale, chiusura in difesa e ripartenze rapide, forse l’arma Immobile innescata da Pirlo o Verratti, potrebbe essere decisiva, anche se, per la verità, soprattutto lì a destra con il 3-5-2, e quindi senza Candreva, perdiamo sicuramente qualcosa in termini di dinamismo e di capacità di saltare l’uomo. A centro campo l’Uruguay non fa poi così paura con i vari Gonzalez, Rio, Rodriguez, Lodeiro che non paiono propriamente dei fulmini di guerra, anzi, a confronto con i nostri Verratti, Pirlo, Marchisio, Darmian e De Sciglio sembrano, sulla carta, poco più che degli onesti pedalatori. Discorso uguale al nostro invece in difesa dove, se li prendi in velocità, si allargano e perdono compattezza, proprio come noi, soprattutto con azioni sulle fasce dove se si arriva al cross o al lancio in profondità, finiscono per perdersi l’uomo di riferimento.
Davanti invece la situazione, ci dispiace ammetterlo, si ribalta clamorosamente in loro favore. Se è pur vero che Immobile è il capocannoniere del nostro campionato, è altrettanto vero che sembra mancargli ancora quell’esperienza internazionale in grado di dargli quella sicurezza che forse ancora non ha. Balotelli invece se è in giornata sì è in grado di fare le stesse cose di un Cavani a cui assomiglia di più se guardiamo l’aspetto tattico, ma se è in giornata no allora… sunt dolores. Bisognerà vedere se stasera…ci tocca il sì o il no, perché molto dipenderà, temiamo, anche da questo. Sul fronte panchine anche qui l’Italia sembra meglio messa con gente tutta di primissima fascia mentre l’Uruguay, a parte Lugano, non ha grandissimi ricambi almeno degni della squadra che scenderà in campo inizialmente. Che dire alla fine? I ma, i forse, i bò, i però, i non so si sprecano ma c’è un solo concetto che può esprimere quello che sicuramente succederà stasera a fine partita: per i vinti saranno guai e volatili per diabetici. Ma non vogliamo pensarci…almeno per ora. 

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Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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