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Costa Ricca e…poveri noi!

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L’Italia naufraga con la Costa Rica e ora ci aspetta una gara infernale con l’Uruguay.

 

La Costa Rica doveva essere una sorta di squadra materasso del girone, un girone di ferro dove le tre presunte grandi si sarebbero dovute giocate tra di loro le chances di passare al secondo turno, rifacendosi, nel caso, sulla povera squadra del Centro America come deposito salvifico con cui eventualmente recuperare i punti persi. Invece, alla faccia dei molti presunti soloni del calcio, la Costa Rica ha già staccato il biglietto per la seconda fase come prima della classe, mentre Italia e Uruguay, Inghilterra già fuori, si giocheranno il tutto per tutto per non dover ricevere arance e uova marce al loro rientro in patria.
 

Per gli azzurri doveva essere la partita della definitiva consacrazione anche perché, ad essere sinceri, i nostri hanno avuto la possibilità di riposarsi tranquillamente sei lunghi giorni, di vedersi con parenti, figli e mogli e quant’altro serviva a rendere più gradevole il loro soggiorno in terra verde oro.

Invece i nostri, come se fossero reduci della ritirata in Russia, si sono per tutta la partita limitati a caracollare mollemente per il prato erboso con un ticchete tacchete stucchevole ma soprattutto improduttivo e arretrato fino a quasi il limite della nostra area di rigore. Alla fine i centroamericani, bravi per carità e soprattutto veloci, ma non certo uno squadrone invincibile, a forza di dai e dai, hanno trovato con Ruiz l’incornata giusta e ci hanno punito come succede di solito in base alle immarcescibili e insondabili leggi del calcio.
 

Ad essere sinceri la responsabilità di questa ennesima Caporetto che ci costringe a giocarci le ultime chance sul solito Piave sperando che mormori di nuovo, sono e restano in capo al nostro mister Prandelli. Non ce ne voglia Cesarone nostro, gli vogliamo bene e sappiamo che è un uomo dotato anche di una certa dose di onestà intellettuale, ma questa volta l’ha fatta grossa consegnando tatticamente i nostri ai costaricani che si sono limitati a prenderne atto e ad approfittarne.

Infatti le scelte effettuate dal ct non sono sembrate né felici né particolarmente azzeccate. In primo luogo, Buffon a parte, spostare il povero Darmian sulla corsia di sinistra ha praticamente finito col tarpare le ali del giovane virgulto granata il quale alla fine è riuscito ad essere il meno peggio di tutta la banda: c’è da chiedersi cosa sarebbe riuscito a fare, con il supporto di Candreva, se fosse stato utilizzato sulla sua fascia naturale. Il contemporaneo utilizzo di Abate sulla destra non ha portato invece ai risultati sperati: troppi gli errori di quest’ultimo che non ha saputo apportare quelle accelerazioni e quelle iniziative sulla fascia di darmiana memoria.
 

L’errore più grosso e marchiano Prandelli lo ha fatto inserendo a centro campo il buon Thiago Silva, buono appunto solo quando c’è la necessità di tenere palla e rallentare il gioco ma assolutamente inadatto quando è l’Italia a dover fare gioco e creare occasioni da goal. L’italo brasiliano in partita ne ha combinate un po’ di tutti i colori, perdendo una serie infinita di contrasti sulla velocità e contribuendo a rendere la nostra manovra ancora più rallentata e prevedibile di quanto già non fosse di suo.

Forse, nonostante che le fosse siano piene di se e di ma, un Parolo in più e…un Motta in meno non sarebbe stata una soluzione da scartare aprioristicamente. La mossa poi di far entrare nel secondo tempo Cassano al posto proprio di Thiago è sembrata comunque tardiva a buoi già ampiamente scappati, e poi nessuno ma proprio nessuno si immaginava in quale rovinoso stato di forma si trovava il…goal den boy di Bari vecchia. Il ragazzo-uomo ha infatti arrancato per tutto il secondo tempo senza trovare uno spunto uno che fosse degno di cotal memoria, con le gambe pesanti quintali e le idee ancor più annebbiate.
 

Allora viene da chiedersi se non sarebbe stato più giusto, “cotto” per “cotto”, chiamare il Pepito nazionale, visto anche che Suarez dell’Uruguay è tornato in campo venti giorni dopo l’operazione chirurgica e…con quali risultati. Resta un mistero come resta un mistero il motivo del mancato ingresso in campo di uno come Immobile, l’unico, in questo momento, in grado di puntare l’uomo con la velocità ma soprattutto di puntare a rete, cosa che Balotelli, lasciato solo e sperduto in un mare di difensori avversari, non è riuscito a fare neppure a tu per tu con l’estremo difensore costaricano. Anche qui le colpe di Prandelli sembrano evidenti e incontrovertibili.

Diciamo subito, e qui anche noi facciamo salutare autocritica, che forse non sarebbe stato male rispolverare il tanto vituperato e onesto 4-4-2, con due belle punte che giostrano tra l’area e i limiti dell’area pronte a dialogare tra di loro e magari a creare gli spazi per gli inserimenti dei centrocampisti. Quando hai due bocche da fuoco del calibro di Balotelli e Immobile, te ne devi fregare della loro più o meno presunta compatibilità e li devi sfruttare entrambi, vedi Uruguay che gioca sia con Suarez che con Cavani. Se l’Italia segna con il contagocce è anche per questo motivo: con le difese schierate come roccaforti e bene organizzate, e quella della Costa Rica lo è, devi aumentare il peso in attacco se no la palla dentro non la metti neanche se chiedi la grazia a San Gennaro.
 

Sulla partita in quanto tale non c’è in effetti molto da dire se non sul goal mangiato da Balotelli che sbaglia un pallonetto che avrebbe meritato ben altra sorte, o sul tiro dello stesso non angolato che finisce in bocca a Navas, o sul gran tiro di Darmian nel secondo tempo neutralizzato con eccezionale riflesso sempre da Navas e in ultimo sulla gran punizione di Pirlo che viene smanacciata dal portiere forse migliore dei suoi insieme a Ruiz. A questo aggiungiamo il vano correre dei subentrati, Insigne quasi sempre pescato in offside e Cerci che almeno ci ha messo la buona volontà. Sul fronte degli avversari il goal appunto di Ruiz che beffa in un colpo solo Chiellini e Buffon e il mancato rigore per spintone sempre di Chiellini ai danni di Campbell e poco altro ancora se non grande pressing e velocità a centrocampo.
 

Prepariamoci ora a sacrificare per la patria le nostra amate coronarie perché la sfida di martedì con l’Uruguay è di quelle appunto da cardiopalmo. Ci sentiamo di dare un consiglio al nostro CT: torni al tanto caro gioco di rimessa che alla fine della fiera è l’unico che geneticamente ci appartiene e nel quale continuiamo, malgrado tutto, ad essere maestri. E non si scordi di Immobile che insieme a Balotelli potrebbe essere il terminale più adatto a questo tipo di gioco. Si ricordi di dare un bel ricostituente ai nostri in modo da renderli almeno presentabili e quindi affidiamoci alla buona sorte che nel calcio è sempre l’ultima risorsa alla quale attaccarsi: altro di meglio in questo momento non abbiamo a meno che il buon Trap non rifornisca Cesare nostro della sua un’acqua santiera formato mignon.

 

Italia 4-3-2-1: Buffon, Abate, Barzagli, Chiellini, Darmian, Pirlo, De Rossi, T. Motta (Cassano), Candreva (Insigne), Marchisio (Carci), Balotelli, All. Prandelli;

 

Costa Rica 5-4-1: Navas, Gamboa, Duarte, Gonzalez, Umana, Diaz, Ruiz (Brenes), Borges, Tejeda (Cubero), Bolanos, Campbell (Urena), all. Pinto;

 

Arbitro: Osses (Cile)

 

migliore dell’Italia: Darmian 6;

peggiore dell’Italia: Thiago Motta 4;

 

migliore della Costa Rica: Ruiz 7;

peggiore della Costa Rica: Campbell 6-;

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Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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