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In un clima da guerra civile il Brasile riceve…un aiutino ai danni della Croazia

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Il Mondiale non inizia sotto una buona stella: la città di San Paolo ieri ha vissuto una giornata critica e pesante con cariche dei manifestanti sulla polizia che ha risposto con nutrito lancio di bombe gas e lacrimogeni. I feriti si contano a decine tra cui tre giornalisti che sono rimasti coinvolti mentre cercavano di fare il loro lavoro.

Che questo potesse succedere era ampiamente prevedibile visto il clima che si respira nel paese da un po’ di mesi a questa parte. Che si sia fatto finta di niente ignorando a bella posta tutto questo e sottovalutando irresponsabilmente i possibili rischi e le conseguenze fa parte delle cosiddette regole del gioco della serie “the show must go on“, regole che la Fifa ha pedestremente continuato a seguire infischiandosene di tutto e di tutti facendo finta di vivere in un surreale e ingenuo paese delle fate e degli gnomi.
 

Non lo aveva di certo stabilito il Padreterno che questo mondiale si dovesse per forza fare in Brasile viste non solo le proibitive condizioni climatiche ma soprattutto il clima politico e sociale che si è da tempo instaurato nel paese. E invece qualcuno…là evidentemente dove si puote ciò che si vuole, ha deciso che bisognava andare avanti a tutti i costi, una parte dei quali costi, va detto, si sono già verificati ieri.
 

Qui non vogliamo discutere sulle ragioni di una rivolta popolare, suffragata però dai soliti black block e anarco insurrezionalisti di trista e triste memoria nostrana, quanto sulle ragioni che hanno portato a non cambiare idea e a continuare ostinatamente nell’organizzare un evento là dove il buon senso consigliava di rinunciare trovando sedi alternative. Dovremo quindi nei prossimi giorni abituarci, nostro malgrado, a parlare di calcio ma anche di cronaca sperando che questa non debba ad un certo punto prendere il sopravvento perché allora sarebbero dolori per tutti.
 

Sta di fatto che, mentre si svolgeva la festa inaugurale a…suon di musica, balli e fantasiose coreografie, non lontano dallo stadio Corinthians di San Paolo, se le…suonavano di santa ragione con cariche, contro cariche, lancio di sassi da una parte e spari con bossoli di gomma dall’altra. Una situazione che con molta probabilità è destinata a continuare nei prossimi giorni in diverse parti del paese con tutte le possibili e nefaste conseguenze del caso, in primis l‘incolumità dei molti spettatori che si recheranno ad assistere alle partite e poi degli stessi giocatori e delegazioni al seguito delle varie nazionali. Di tutto questo la FIFA sembra non avere il minimo sentore, come se Blatter e soci non appartengano a questo mondo ma siano dei benevoli ologrammi inviati da un altro pianeta che non possono toccare con mano quanto sta succedendo nel mondo reale.
 

Forse, qualcuno dotato di un po’ di buon senso in più avrebbe dovuto far presente il problema e prendere in considerazione l’eventualità di scendere per tempo dal treno brasiliano per prenderne un altro meno pericoloso, ma si sa il buon senso in questo pianeta è raro più dell’oro mentre l’ostinazione ottusa si trova dappertutto a buon mercato.

In un clima simile è andato in scena il primo atto della competizione con il Brasile padrone di casa ma non padrone della situazione, che ha affrontato la giovane e brillante Croazia di Kovac. L’arbitro giapponese Nishimura, scelto, non si sa bene in base a quali parametri, a dirigere la delicata partita inaugurale, ha dimostrato di non avere le capacità tecniche non solo per dirigere una qualsiasi partita del mondiale ma neppure per arbitrare una partita italiana di Lega Pro.
 

Infatti il nostro ne ha combinate di tutti i colori…ovviamente a favore del Brasile, prima non espellendo Neymar (per la cronaca solo il cartellino giallo) per una gomitata, iniziata involontariamente ma portata a termine assai volontariamente, rifilata al suo marcatore di turno, e poi per essersi inventato un rigore inesistente ai danni sempre della povera Croazia. Brasile che era andato in svantaggio grazie ad un autogoal di Marcelo propiziato però da una grande azione croata sulla sinistra e che poi aveva pareggiato grazie ad un magico colpo di biliardo di Neymar che però, a quel punto, non avrebbe dovuto più essere in campo per quanto aveva fatto prima.
 

Il rigore…provvidenzialmente inventato dal signor Nishimura, ha ovviamente spianato la strada ai verde oro fino a quel punto non particolarmente efficaci. Va detto che a Fred non è parso vero sentirsi sfiorare, è il termine giusto, la spalla da una timidissima mano croata, per cascare giù come corpo morto cade, manco fosse stato atterrato da un cazzotto di mister Hulk, quello vero, perché l’omonimo compagno di squadra ha giocato invece, fino alla sostituzione, con la leggerezza di una farfalla dell’Amazzonia. Ma tant’è che il prode direttore nipponico ha decretato il rigore con i croati che hanno dovuto subire la legge di chi…vuole essere a tutti i costi il più forte.
 

Il terzo goal di Oscar non può non essere una logica conseguenza del fantomatico rigore, tirato da Neymar e quasi parato dal portierone croato. Ora, come ha sostenuto ieri sera il giornalista sportivo Bartoletti, se è vero che il Brasile è forse la squadra più forte del mondiale, è altrettanto vero che non ha bisogno, per dimostrarlo, di questo genere di aiuti. Perché se si vuole a tutti i costi dare la Coppa ai verde oro, tanto vale dargliela subito risparmiandoci più di sessanta partite a questo punto grottescamente inutili.
 

Della partita di ieri sera ci è piaciuto l’atteggiamento tattico e tecnico della squadra croata che non meritava di perdere per giunta in questo modo, mentre non ci è piaciuto neanche un po’ l’atteggiamento arrogante del ct del Brasile Scolari che per quasi tutta la partita ha cercato in tutti i modi di instaurare un clima di intimidazione a suon di urla e di plateali proteste nei confronti del povero arbitro giapponese. Anche qui una bella espulsione non sarebbe stata per nulla fuori luogo: la legge è uguale per tutti anche per la squadra padrona di casa, almeno si presume…fino a prova contraria. 

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Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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