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Dopo Marco Rizzo tocca al Manifesto – la censura della Silicon Valley continua

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Cominciarono con Casa Pound. Chiusero i loro account su Facebook ed io mi ubriacai di vino buono e festeggiai, in quanto antifascista duro e puro.

Poi venne il turno delle pagine accusate di sovranismo e rossobrunismo. E anche stavolta celebrai l’evento, perché si trattava di fasci mascherati.

Censura, ormai è comicità pura: se la prendono anche coi finti comunisti
Il sito del Manifesto definisce la sua app “storica” e si lamenta della censura di Google.

Quindi toccò a Trump, bandito da tutti i social media. Ed io salutai il sacrosanto diritto di quelle aziende private di applicare la censura, perché anche l’ex presidente degli Usa è in fondo un fascio ed io faccio il tifo per i BLM.

Venne così il turno di Marco Rizzo e non me ne fregai più di tanto, perché con quella pelata mi ricordava il duce.

Infine, passarono a prendere anche i compagni liberalprogressisti de Il Manifesto, bloccando la loro app su Google, ed io non fui capace di difenderli… perché anche il mio account era stato bloccato.

Omar Minniti

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