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Il Cattobuonismo diventa…cattivissimo con Salvini

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Fanno scalpore le durissime parole usate da Don Ivan Licinio nei confronti del segretario della Lega Salvini. 

Personalmente non mi sono mai illuso che il Cattocomunismo, ulteriormente deteriorato nel Cattobuonismo, fosse finalmente uscito di scena liberandoci dalle sue proterve e devastanti coercizioni di stampo moralista. Il Cattocomunismo d’altronde è un fenomento troppo radicato nelle menti semplici della massa di quei cattolici che infarciscono il Vangelo con ingenue pillole di idelogia marxiana, per pensare che possa morire improvvisamente di morte naturale.

Come tutti i pensieri deboli ma di forte impatto sul gregge imbellemente sottoposto alla lobotomizzazione continua e persistente, l’ideologia della sinistra cattolica resiste al frangere dei flutti degli eventi continuando ad ammorbare con le sue finte pretese morali la vita di tutti noi. Il Cattocomunismo-buonismo non è innocente come qualcuno vorrebbe farci credere perchè scaglia continuamente le sue pietre contro chi giudica contrario alla morale bigotta del “politically correct” e provoca danni enormi nel tessuto sociale del paese. Danni che stanno portando alla disintegrazione della nostra civiltà soffocata dall’invasione del mondo islamico e impossibilitata a reagire per salvare la sua identità…in parole povere per sopravvivere.

Gli appelli del Pontefice all’irresponsabile accoglienza di massa e quelli assai più specifici che incitano all’anarchia buonista, goffa e pericolosa nei confronti dei reati commessi dagli immigrati, stanno facendo enormi danni perché stanno delegittimando ogni forma di doveroso rispetto della legge e della legalità in nome di un improponibile “volemose bene…siamo tutti fratelli, criminali e no”. Si dimentica così che lo Stato, se vuole continuare ad essere considerato come tale, non può non reagire…anzi deve farlo nei confronti di chi infrange la legge. Legge che prevede pene precise e, si spera, anche severe sia in termini di prevenzione futura sia in termini di reazione legittima da parte dell’autorità costituita.

Se poi un politico, come Salvini, di fronte al dilagare della violenza contro cittadini e cittadine inermi, chiede la possibilità di modificare quella stessa legge in termini più severi proprio perché ci sono in ballo valori fondamentali della convivenza civile come quello del rispetto della libertà sessuale, non lo si deve attaccare e insultare. Il politico in questione sta facendo solo il suo lavoro, un lavoro per il quale percepisce uno stipendio dal suo partito e dalla Camera dei deputati di cui fa parte.  Ci lamentiamo tutti quando vediamo i politici impigriti e fannulloni pagati per fare nulla ma appena uno di loro si da da fare per rendersi utile ai suoi concittadini gli diamo addosso come fosse un appestato.

Così ha fatto Don Ivan Licinio, vicedirettore del Santuario di Pompei, per rispondere alle lecite affermazioni di Salvini che auspicava per i reati a sfondo sessuale che stanno sempe più dilagando nel nostro paese, la castrazione chimica. La risposta rabbiosa del prelato fortemente ideologizzato e imbevuto di dottrine anarcoidi, è di quelle da dimenticare. Don Licinio, in perfetto stile da centro sociale, ha invitato il povero Matteo a castrarsi il cervello. Forse conscio alla fine della bestialità che aveva proferito, il “nobile” prelato amante dell’umanità ha poi cercato di ovviare giustificando la sua boutade come una strana forma di mite e innocuo sillogismo. “Se una persona, ha aggiunto il sacerdote, va punita per avere usato una parte del suo corpo per fare violenza, anche chi adopera il cervello in modo violento dovrebbe subire lo stesso trattamento“.

A parte il fatto che don Licinio dovrebbe spiegarci quale tipo di violenza avrebbe compiuto Salvini con il suo cervello, il nostro rampante e giovane “pasionario” forse non ha capito che la sua affermazione va contro la stessa legge italiana. Ricordiamo infatti a don Ivan che il codice penale commina la galera per chi commette violenza, violenza che è sempre effettuata con una parte del corpo, braccio, mano, gambe, organo sessuale e via dicendo. Quindi a rigor di logica dovremmo lobotomizzare per questo anche il legislatore italiano perché prevede la limitazione…fisica della libertà di movimento del reo?!

Suvvia caro don Licinio, forse è meglio che lei continui a curare il benessere spirituale delle pecorelle che le sono state affidate piuttosto che andare a fare le pulci ai politici soprattutto se questi non la pensano, grazie al cielo, come lei. Le ricordiamo anche questa frase che Qualcuno di sua conoscenza ha a suo tempo pronunciato e con la quale, ci mancherebbe, siamo perfettamente d’accordo: “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio“. Lei pertanto continui a pensare alle cose di Dio e lasci a chi ha maggiori competenze specifiche di lei il compito di occuparsi di Cesare.

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Di Roberto Crudelini

Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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