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Renzi, Bin Salman e i patentini di totalitarismo della stampa italiana

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Matteo Renzi, durante una conferenza in compagnia di Mohammad Bin Salman, ha lodato il principe saudita per la sua lungimirante politica in materia commerciale e “sindacale”. Un fatto riportato con inopportuna leggerezza dai giornali italiani e che evidenzia, casomai ce ne fosse bisogno, l’ipocrisia della stampa nostrana nel racconto della politica estera.

Allora un ex presidente del consiglio, a fronte di un obolo di chissà quante migliaia di euro, si è recato in terra saudita per una conferenza nella quale ha dispensato sperticate lodi verso il principe Bin Salman. Tra queste, le più interessanti risultano essere l’invidia per il costo del lavoro disciplinato da Ryhad ed un pseudovaticinio che incorona il regno arabo come cuore pulsante di un futuro rinascimento.

Ecco il paese incensato da Renzi è quello in cui i lavoratori crepano come mosche senza diritti sindacali in un regime di semischiavitù (d’altronde la fascinazione da parte di chi ha posto la sua firma sul job’s act ha un nesso causale lampante); ed è anche quello in cui i giornalisti dissidenti vengono fatti a pezzi – letteralmente, non metaforicamente – nelle ambasciate di quello stesso illuminatissimo principe che ha concesso la prima patente a una donna giusto un paio di anni fa.

La notizia tuttavia non si limita al fatto in sé, ma al modo in cui è stata riportata: come un mero racconto di cronaca politica. Con qualche smorfia di disappunto a denti stretti da parte dei giornalisti un po’ più schizzinosi certo, ma sostanzialmente come un fatto di cronaca, sic et simpliciter. “Tizio ha incontrato Caio e gli ha detto x y e z: bah”.

Ecco senza rimarcare che quando Salvini volava a Mosca per conferire con Putin, o quando i 5 stelle prima maniera (Conte era ancora un burattino e non un grande statista vi ricordate?) non volevano riconoscere Guaidó come legittimo presidente venezuelano, i media gridavano al pericolo di internazionali nere e ricostituzioni del terzo reich, il fatto è emblematico dello stato di salute dell’informazione italiana.

E non tanto per la partigianeria di certi gruppi editoriali nel racconto del dibattito politico italiano, quanto piuttosto per la volontaria miopia nella narrazione della politica estera. Un due pesi e due misure impudente, che si prostra supinamente ai paradigmi occidentali e che elargisce patenti di totalitarismo seguendo criteri di comodo: Russia no, Arabia Saudita sì, Siria no, Israele sì, Cina nì.

D’altronde parliamo di una narrazione talmente opportunista e faziosa, da riuscire a contraddire sè stessa pur di mantenere in equilibrio certi dogmi. Basti pensare a tutti quei giornalisti, soliti impugnare la clava dell’antifascismo ad ogni soffio di vento, che non hanno esitato nemmeno un secondo prima di incoronare come alfiere della libertà Navalny: un conclamato fiancheggiatore di ambienti neonazisti russi.

di Filippo Bacino

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Di Redazione Elzeviro.eu

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