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Pediatra ai figli dei clandestini

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Atto di civiltà o forzato buonismo a scapito degli italiani?

Un testo ministeriale contiene la proposta, già propria della Commissione salute delle regioni, per la quale la situazione non regolamentata a livello nazionale e quindi operante differentemente da regione a regione, dovrebbe ora essere uniformata. Tutti i bambini di ogni nazionalità e cittadinanza dovranno essere curati dal pediatra italiano acciocché ogni distinzione giuridica dell?infante divenga sterile.

Sarebbe un atto di civiltà di un paese avanzato, ma a ben vedere a malincuore bisogna ammettere che tratterebbesi di un precetto, almeno in parte, discriminatorio. Infatti sei pazienti su dieci sono clandestini. E questo è un dato che non può essere semplicemente non considerato. Anche se pare proprio che così si voglia fare. Per Caritas e varie associazioni di volontariato trattasi di una prova di grande civiltà, e così senz?altro è: i figli di clandestini non possono non essere curati perché i loro genitori sono colpevoli di un reato come quello di soggiorno non autorizzato sul suolo del nostro paese. Non per un reato paterno (e quindi altrui) può essere negato un diritto fondamentale come quello alla salute. Né mai potrebbe venir meno un tale intoccabile diritto.
Ma nemmeno per questo dovrebbero questi bambini, a nostro vedere, essere curati prioritariamente.

Sta qui stabilire il significato della parola priorità in relazione al caso concreto: chi scrive pensa che quando i numeri dei bambini clandestini da curare superino, come del caso, quelli italiani, ci si trovi già icto oculi in una situazione di scavalcamento discriminatorio nei confronti degli italiani. L?idea di curare senza distinzione tutti i bambini, facendo sì che numericamente gli sforzi sanitari italiani si concentrino numericamente più sui clandestini rispetto agli italiani è una scelta. La scelta contenuta nel testo ministeriale, perché di scelta si tratta, si ricollega naturalmente al problema che sta a monte: i clandestini, soprattutto quelli necessitanti cure mediche, sono troppi, e superano gli italiani altrettanto bisognosi di cure.

Non abbiamo concrete risoluzioni civili da porre sul piatto, ma la constatazione di cui sopra sembra essere null?altro che materiale. Almeno finché ci si ponga in un?ottica di paesi esistenti e cittadinanze. Non si può, infatti, ridurre tutta la questione ad un mero atto di umanità e di bene. Altrimenti avrebbe pure senso abolire i confini, le barriere, le distinzioni di religione, di razza e perfino di sesso: confini anche metaforici che molti insulsi illuminati vorrebbero estinguere con un colpo di spugna intellettuale che fa rabbrividire qualsiasi persona sensata.

In ultimo e per ciò questa pratica del non far distinzione nel curare i bimbi italiani ed extra comunitari a ben vedere può costituire un invito nei confronti dei futuri clandestini con figli malati  a carico a porre in essere il reato di clandestinità e quindi giungere in Italia. Il nostro paese, estremizzando, diverrebbe così il sanatorio del Terzo mondo, questo anche a scapito della Sanità degli italiani, intesi come tali coloro che, per diritto di sangue o per diritto acquisito, possono dirsi tali.

Freddie

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Di Redazione Elzeviro.eu

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