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Terapia marijuana? La cannabis può indurre ansia e depressione

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Sembra la scoperta dell’acqua calda, ma ebbene si è servito uno studio di eminenti esperti per stabilire che l’utilizzo (più o meno massiccio) della cannabis può provocare ansia e depressione. La ricerca è stata condotta dal National Institute on Drug Abuse e dall’Imperial College of London (lo trovate pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences), e ha prodotto dei risultati prevedibili. Come la maggior parte delle sostanze psicotrope (tra cui ovviamente l’acol) che mutano lo stato emotivo di chi le assume, la cannabis può portare (sempre in relazione alle quantità assunte) al momento cosiddetto “down”, in cui l’individuo è più esposto emotivamente ad ansie e patologie simili.

Scientificamente ciò è dovuto alla parziale distruzione della dopamina, sostanza cerebrale che provoca un senso di benessere, la cui produzione si riduce drasticamente con l’intervento della cannabis. Questo stato cerebrale può riscontrarsi a livello comportamentale con la classica apatia del fumatore di cannabis o appunto stati d’ansia e di depressione. Il tema è caldo perché in Italia si sta giocando, già da qualche tempo in realtà, la partita tra chi vuole la legalizzazione della cannabis e chi invece no. Lo scorso gennaio il consiglio comunale torinese si era espresso a favore della liberalizzazione (un gesto prettamente politico con nulla validità applicativa) e molti altri comuni sembrano seguire la scia del capoluogo sabaudo. Un dibattito complesso, dato che sono in ballo da una parte molti miliardi di euro (quelli che finora sono finiti nelle tasche degli spacciatori) e dall’altra la salute dei cittadini: privilegiamo la libertà individuale e le casse statali oppure un’etica comune che abbia a propria base la vita come valore in sè e per sè? Un interrogativo non elementare che tuttavia viene grezzamente smontato dal fronte “procannabis“, che, attraverso il sito legalizziamolacanapa.org, si lancia in stravaganti affermazioni paramediche e filosofiche. Così recitano i legalizers: “Premesso che siamo fermamente convinti che nessun frutto del Creato possa essere proibito in quanto patrimonio dell’umanità” (lo sterco rientrerebbe tra i frutti del Creato?) e ancora “Osservo da anni i fumatori di cannabis, e sono colpita dal fatto che sono tra le persone più intelligenti, talentuose, interessanti, divertenti, lavoratrici, affettuose, dignitose, di successo, oneste che io conosca. Vivono la loro vita semplicemente come ogni altro. Lavorano, pagano le tasse, si occupano della famiglia e contribuiscono
alla comunità.Poi penso che tutte queste persone sono considerate dei criminali agli occhi della legge… non ha senso!”.
Non possiamo non notare la banalizzazione e la vuota retorica utilizzata dal fronte “legalization” che omette, volutamente o meno, di descrivere gli effetti della cannabis a livello cerebrale.

E’ necessario svuotare il dibattito da bieche ideologie, pseudo-hippies da una parte e paternal-repressive dall’altra, per sintetizzare al meglio la soluzione tra tutela della vita e libertà individuale. 

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Di Redazione Elzeviro.eu

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