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Nella giornata contro la violenza sulle donne si tace lo sfruttamento della prostituzione

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La giornata internazionale contro la violenza sulle donne si è conclusa in un sostanziale nulla di fatto.

Come ci si poteva aspettare i media travestiti da buoni pastori della fede si sono al solito fatti aiutare dalle emozioni forti per attirare l’attenzione del pubblico, che investito da una quantità pazzesca di dati non ha potuto far altro che reclinare il capo e piangersi addosso per le sue colpe.

I servizi televisivi lanciati a carrellata hanno dato l’impressione che l’Italia sia un paese barbaro e incivile, che gli uomini italiani siano nella maggioranza degli stalker assassini e che la violenza sulle donne sia un fenomeno prettamente domestico e familiare. Certo con i dati accuratamente ricercati e selezionati dai mass media il risultato apparirebbe tale, tuttavia in mezzo a tutti questi numeri manca una visione d’insieme che ci faccia capire il giusto peso di questo problema.

L’Italia si situa ben al di sotto della media europea in fatto di violenza sulle donne, sia essa domestica sia di natura esterna (in seguito approfondiremo anche questo fatto). Anche a livello mondiale i dati ci danno sostanzialmente ragione, anche se, questo c’è da dire, vi è stato un lieve aumento del crimine a livello generale nell’ultimo biennio. Questo però, avendo alla mano i dati degli ultimi venticinque anni, risulta essere un “normale” andamento della violenza fatto di alti e bassi, senza dunque che vi sia il bisogno da farlo ricondurre a una qualche forma mentis retrogada nata improvvisamente.

Non allarmiamoci troppo quindi, non siamo diventati tutto a un tratto dei bruti dotati di clava e pugnale; il problema certo rimane, ma trattandosi di dinamiche interpersonali, andrebbero analizzati i singoli casi, prima di poter parlare di fenomeno generalizzato. Magari si tratta di uomini già disturbati a livello psicologico, il più delle volte vittime a loro volta di una figura materna assente o eccessivamente presente nella loro infanzia. Con ciò non si vuole assolutamente giustificare un atto immondo, quanto però far saltare questa moda sconsiderata di classificare e generalizzare a tutti i costi un fenomeno che per fortuna non si sta diffondendo a macchia d’olio, come vogliono farci credere.

Il fatto preoccupante è però un altro: come mai nel novero delle “violenze sulle donne” non vengono calcolate tutte quelle donne, spesso minorenni, che private di libertà, vengono svendute come prostitute agli angoli delle strade? Perché tutte queste nobili attiviste femministe urlanti chinano il capo in omertoso silenzio alla vista della “mignotta” di turno sotto la loro abitazione?

Il tema della prostituzione in Italia è per alcuni scottante, perché da una parte tocca i miliardari interessi di mafiosi legati a questo racket, dall’altra intacca il decantato “buoncostume” di certi moralisti democristiani e cattocomunisti che volenti o nolenti si rendono complici dei primi.

Lo sfruttamento libero e barbaro della prostituzione, il quale tra l’altro incrementa ogni anno a dismisura, deve essere considerato a tutti gli effetti una VIOLENZA SULLE DONNE, e non può essere accantonato in maniera così manifesta solo perché argomento scomodo.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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