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Repubblica sceglie i giovani europeisti

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E’ interessante constatare come nel giro di venticinque anni siano cambiate completamente le carte in  tavola sul piano politico internazionale.

Vedere ideologie che avevano resistito come dogmi per quasi un secolo ed eccole che improvvisamente spariscono, dal nulla non v’è più traccia; c’è da capire ora se ciò è avvenuto per motivi di reale e coscienziosa presa di revisione rispetto alle precedenti posizioni, oppure trattasi del solito ed italiota voltagabbana in momenti di difficoltà.

In un articolo di oggi il giornale Repubblica ha dato ampio spazio ad un interessante iniziativa presa da un gruppo di giovani universitari provenienti dai vari poli giuridici economici e anche politici, i quali hanno dato avvio ad una testata on line, tale Europae, la quale vorrebbe prendere in considerazione i rapporti tra l’Unione Europea, gli Stati ad essa appartenente e gli stati al di fuori di essa. Il tutto ovviamente in un’ottica marcatamente filo europeista.

Tuttavia non è la posizione dei giovani che ci lascia allibiti, che anzi fan bene, in un clima così rovente, a mettere nero su bianco le intenzioni, di solito poco chiare, dell’altra campana (Bruxelles), così da alimentare un dibattito già di per se molto vivace. Ciò che ci ha incuriosito è il tono utilizzato da Repubblica, un giornale da sempre attestato a sinistra, nel tessere le lodi di alcune caratteristiche marcatamente economiche che secondo i giovani europeisti, e anche secondo il giornalista, dovrebbe assumere l’Europa nei confronti di tutto il mondo.

L’ideale che tanto fa fremere il giornalista è niente meno che quello del liberoscambismo, teoria economica che si rifà alla scuola utilitaristica e alla filosofia di John Locke. Viene infatti criticata la politica di innalzamento dei dazi tra alcuni prodotti cinesi sul mercato europeo e viceversa, mettendo invece in risalto i vantaggi che una più completa apertura dei mercati potrebbe dare alle due realtà economiche.

Come vediamo la sinistra italiana ha completamente abbandonato l’ideologia socialista e comunista, fondata sulla lotta di classe e l’abbattimento di un sistema, quello appunto del libero mercato, che secondo alcuni teorici portava non vantaggi, bensì enormi diseguaglianze. La contraddizione di fondo starebbe ora nel doversi confrontare con  un elettorato che è un po’ meno operaio (dati i processi di deindustrializzazione) ma comunque non borghese e che si trova a dover affrontare le contraddizioni che un sistema liberoscambista e completamente finanziarizzato può dare.

Dopo il crollo della dea madre Urss la sinistra italiana si è completamente affrancata dal sociale, dalla gente e dalle lotte novecentesche…si è vestita con abiti succinti e chiudendosi in un noto Palazzo di Vetro, alleata con i nemici di ieri, si dà un tono molto radical chic, quasi snob, un carattere ben lontano da una popolazione che chiede ancora a gran voce la giustizia sociale.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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