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Interessi nazionali: una ri-scoperta per la borghesia italiana

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Un recente editoriale del Corriere della Sera, a firma di Ernesto Galli della Loggia, ha toccato una tematica fondamentale, il cui spazio nel mainstream tuttavia è del tutto risicato, se non ostacolato: gli interessi nazionali dell’Italia.

Autori: Giuseppe Masala & Gilberto Trombetta

PRIMO ARTICOLO

Molto interessante un’articolo a firma Galli della Loggia pubblicato ieri dal Corriere della Sera ex intitolato “Gli interessi nazionali dimenticati“. Alle volte, conta molto di più il cantante, oppure la casa editrice, piuttosto che la canzone in sé od il libro pubblicato. Questo è il caso.

Il Corriere della Sera è il giornale della borghesia produttiva del Nord Italia, un giornale che ha (o quanto meno aveva) abbracciato la causa dell’Unione Europea fin dal suo principio con tanto di bandierina dell’Entità di Bruxelles come simbolo di un europeismo acritico, totale ed intransigente. “All’improvviso riecheggiò uno sparo” per citare l’indimenticabile Snoopy del geniale Charles Schulz: uno dei principi degli intellettuali liberali sul giornale della borghesia produttiva parla di interesse nazionale.

Val la pena riportare un piccolo stralcio emblematico:

“In particolare non abbiamo capito che il progressivo concentrarsi del potere dell’Unione Europea nelle mani di Germania e Francia ci stava inevitabilmente sbarrando la strada verso i due teatri tradizionali della nostra politica estera. Cioè verso i Balcani -dove infatti ben presto l’influenza economico-politica e culturale tedesca si sarebbe dimostrata imbattibile – e verso l’Africa – dove fin dai tempi dell’ENI di Mattei la Francia era impegnata a contenderci lo spazio e a insidiare quello che avevamo già ottenuto (per esempio in Libia).

E però, invece di cercare di contrastare questa deriva diciamo così oggettivamente anti-italiana dell’Unione a trazione franco-tedesca (in realtà con Berlino vera padrona e Parigi sua vassalla) – magari cercando di costituire un fronte mediterraneo con Spagna e Grecia eventualmente appoggiato da una Gran Bretagna memore dei suoi trascorsi in quel mare – abbiamo fatto di tutto – in omaggio al nostro cieco supereuropeismo e anche perché gravati dalle condizioni paralizzanti dei conti pubblici -per restare agganciati comunque al duo Parigi-Berlino. Con il bel risultato che oggi vediamo in Libia e altrove”.

Sembrerebbe che nei salotti che contano qualcuno si sia accorto che l’Italia è schiacciata e umiliata nei suoi interessi nazionali fondamentali dall’asse franco-tedesco che domina l’UE. Il discorso sarebbe più vasto e più profondo.

In realtà l’Italia oltre ad essere schiacciata negli interessi nazionali del suo estero-vicino vive un dramma ben più profondo:

  • è strangolata da asimmetrie fiscali in regime di piena libertà di circolazione di capitali subisce il dumping dei paesi del nord Europa (segnatamente Belgio, Lussemburgo, Olanda e Irlanda) che è un vero e proprio scippo;
  • subisce il dumping industriale dei Paesi dell’Est;
  • infine, patisce la garrota di regole di presunta disciplina di bilancio completamente sbilanciate sul bilancio dello Stato e completamente assenti sul saldo delle partite correnti che creano un paradosso per il quale Paesi debitori per cifre stratosferiche verso l’estero risultano virtuosi perché hanno basso l’insignificante, o quasi, debito pubblico.

Ora certo, la borghesia italiana in questo panorama sconcertante si risveglia e chiede una politica estera attenta agli interessi nazionali accorgendosi delle mire franco-tedesche sul nostro estero-vicino (Balcani e sponda Sud del Mediterraneo). Alla buon’ora!

Forse è finita la falsa illusione nella quale si sono cullati per trenta anni, quella non detta ma tanto accarezzata. I nordeuropei non hanno mai puntato a creare quella borghesia europea di cui i nostri altoborghesi credevano di far parte. Volevano solo creare un nucleo centrale di Paesi forti e un circolo esterno di Stati vassalli abitati da masse sterminate di impoveriti.

Galli della Loggia non lo dice chiaro, ma è evidente che ha capito e gli pare che l’aggressività in politica estera dei nostri “fratelli europei” sia per lui la prova provata della loro volontà egemonica. E ora, il Galli chiede nientepopodimeno che un’unione mediterranea tra Italia, Grecia e Spagna. Velleità, forse ci seguirebbero i greci ma gli spagnoli sono totalmente colonizzati e sottomessi. Molto più interessante invece è l’invocazione di un partenariato strategico nel Mediterraneo con i britannici in uscita dall’UE. Una mossa spregiudicata che chiarisce la gravità della situazione. Ma l’unica mossa sensata.

Discorso a parte meriterebbe la Francia che crede di essere partner paritetico con la Germania e i suoi satelliti. Grave errore culturale, i norreni non riconoscono loro pari al di fuori di se stessi, la storia lo insegna. I dati economici inoltre fanno capire chiaramente che la Francia dipende dal flusso di capitali proveniente dai Paesi del Nord per finanziare il saldo delle partite correnti in cronico passivo.

Per ora i norreni lasciano fare visto il temibile arsenale francese ma se notate da Berlino non fanno altro che lanciare appelli per l’esercito europeo (la baronessa von der Leyen lancia alti lai un giorno sì e l’altro pure). Se i francesi ci cascano, appena i prussiani mettono mano sulle bombe nucleari se li cucinano a puntino e fanno la fine dell’Italia. Comunque sia, in Italia qualcosa si muove nelle stanze che contano.

SECONDO ARTICOLO

In un editoriale sul Corriere della Sera del 22 gennaio 2020, Ernesto Galli della Loggia parla apertamente di un’Unione Europea anti-italiana e dell’importanza di difendere gli interessi nazionali. Si chiede, Galli della Loggia, come mai i politici italiani sembrino gli unici a non averlo a cuore, l’interesse nazionale, a differenza dei politici degli altri Paesi.

«In particolare non abbiamo capito che il progressivo concentrarsi del potere dell’Unione Europea nelle mani di Germania e Francia ci stava inevitabilmente sbarrando la strada verso i due teatri tradizionali della nostra politica estera. Cioè verso i Balcani – dove infatti ben presto l’influenza economico-politica e culturale tedesca si sarebbe dimostrata imbattibile – e verso l’Africa – dove fin dai tempi dell’ENI di Mattei la Francia era impegnata a contenderci lo spazio e a insidiare quello che avevamo già ottenuto (per esempio in Libia).

E però, invece di cercare di contrastare questa deriva diciamo così oggettivamente anti-italiana dell’Unione a trazione franco-tedesca (in realtà con Berlino vera padrona e Parigi sua vassalla) – magari cercando di costituire un fronte mediterraneo con Spagna e Grecia eventualmente appoggiato da una Gran Bretagna memore dei suoi trascorsi in quel mare – abbiamo fatto di tutto – in omaggio al nostro cieco supereuropeismo e anche perché gravati dalle condizioni paralizzanti dei conti pubblici – per restare agganciati comunque al duo Parigi-Berlino. Con il bel risultato che oggi vediamo in Libia e altrove.

In realtà, la deriva egemonica franco-tedesca nella UE avrebbe dovuto indurci, se avessimo voluto conservare un ruolo nelle nostre tradizionali aree d’influenza almeno in Medio Oriente e in Africa (divenuta vieppiù cruciale a causa del fenomeno migratorio), a pensare per la nostra politica estera scelte innovative e coraggiose.

Se non altro a pensarle, a metterle allo studio, e semmai a farne trapelare qualcosa nei modi opportuni per vedere se così fosse eventualmente possibile spingere i nostri concorrenti europei a qualche passo indietro. […] Una tale scelta non equivarrebbe però – è facile obiettare – ai soliti “giri di valzer“? Non ci esporrebbe cioè all’accusa tante altre volte mossaci di praticare politiche per conto nostro, diverse e in un certo senso alle spalle dei nostri alleati europei?

Ora mi pare che su questo punto sarebbe il caso una buona volta di chiarirsi le idee. Sono state forse scelte prese consultando qualcuno quelle (pur gravide di conseguenze) che la Francia viene facendo da anni nella crisi sirio-mediorientale o nell’Africa occidentale?

E chi mai ha consultato Berlino quando ad esempio ha deciso di costruire il gasdotto Nord Stream che in
pratica rafforza enormemente la dipendenza energetica sua e dell’intera Europa occidentale dalla Russia di Putin?

La verità è che esiste una cosa che si chiama interesse nazionale, e finché non ci sono patti liberamente sottoscritti che esplicitamente impegnino a certi comportamenti, è inevitabile – in certo senso anche giusto – che ogni Paese si senta libero d’interpretare il suddetto interesse nel modo in cui meglio crede. Come di fatto in realtà accade: perché mai allora l’Italia solamente dovrebbe fare eccezione?».

Nel nostro piccolo, ci permettiamo di suggerire una riposta, confortati ormai da decenni di fatti e dichiarazioni: la classe politica italiana degli ultimi trent’anni – la peggiore che abbiamo mai avuto – ha ricercato ossessivamente e colpevolmente il vincolo esterno di modo da poter indirizzare la lotta di classe a vantaggio del 10% più ricco della popolazione – ancora di più verso l’1% – sottraendo tra l’altro questa operazione retrograda e 800esca dal processo democratico ed elettorale.

Insomma, abbiamo avuto una classe politica di incompetenti nella migliore delle ipotesi, di venduti agli interessi del capitale, italiano e soprattutto straniero, nella peggiore.

Revisione ed impostazione grafica: Lorenzo Franzoni

Leggi anche:

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Di Lorenzo Franzoni

Lorenzo Franzoni
Nato nel 1994 a Castiglione delle Stiviere, mantovano di origine e trentino di adozione, si è laureato dapprima in Filosofia e poi in Scienze Storiche all'Università degli Studi di Trento. Nella sua tesi ha trattato dei rapporti italo-libici e delle azioni internazionali di Gheddafi durante il primo decennio al potere del Rais di Sirte, visti e narrati dai quotidiani italiani. La passione per il giornalismo si è fortificata in questo contesto: ha un'inclinazione per le tematiche di politica interna ed estera, per le questioni culturali in generale e per la macroeconomia. Oltre che con Elzeviro.eu, collabora con il progetto editoriale Oltre la Linea dal 2018 e con InsideOver - progetto de il Giornale - dal 2019.

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