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Il discorso intriso di retorica di Mattarella sul Giorno della Memoria

SERGIO MATTARELLA

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Come al solito nel giorno della memoria unilaterale imposto dalla legge italiana non poteva mancare l’altrettanto solita “omelia” da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alle Camere Riunite.

Un discorso, ci scusi signor Presidente, che in un momento del genere ci sa tanto di leggera presa in giro nei confronti del Popolo Italiano.

Intanto, giusto per mettere le cose in chiaro, nel suo discorso si parla soltanto dei regimi totalitari della prima metà del Novecento che avrebbero, come lei giustamente osserva, arrestato la ruota dello sviluppo e della civiltà. Siccome non abbiamo l’anello al naso e la storia la conosciamo altrettanto bene, non ci sfugge in questa sua asserzione, la mancanza di una sottolineatura importante: Lei parla soltanto dei totalitarismi della prima metà del secolo scorso e quindi, ne deduciamo, non vi comprende anche il totalitarismo comunista che, come ben sappiamo, è andato avanti anche nella seconda metà del secolo.

Lei parla giustamente di totalitarismo razzista

ma dimentica forse che altrettanto razzismo è stato ampiamente sfoggiato nei confronti degli stessi Ebrei  dallo stesso Comunismo sovietico già dai tempi di Stalin e poi ancora dai suoi degni successori. Nella sua allocuzione si è incredibilmente dimenticato, ma questo sappiamo che forse non è un semplice errore data la legge assurdamente monotematica e discriminatoria che ne è alla base, di parlare anche delle decine di migliaia di Italiani barbaramente trucidati e infoibati dai soldati titini.

Povera gente sterminata solo per la colpa di appartenere al Popolo Italiano, uomini innocenti, donne, vecchi, bambini accoppati e poi fatti precipitare, certe volte ancora da vivi, nelle foibe del Carso zeppe ripiene di cadaveri.

Si è anche dimenticato almeno di accennare ai milioni di dissidenti sterminati prima da Stalin e poi dai suoi successori con l’avvallo dell’Occidente soltanto perché allora faceva comodo per motivi di opportunità politica far finta di niente.

Lei inoltre nel prosieguo parla esplicitamente di Fascismo e Nazismo e sottolinea giustamente come la responsabilità morale e storica di queste dittature non possa essere attenuata dall’approvazione e dall’ampio consenso popolare di cui godevano allora. Infine altrettanto giustamente asserisce come la nostra Costituzione abbia cancellato l’ignominia della dittatura.

Noi vogliamo, se ce lo permette

partire proprio da questa sua ultima asserzione perché proprio quella Costituzione, tanto invocata quando c’era da denunciare e magari fare arrestare qualche Italiano perché si rifaceva ai segni distintivi e alle esternazioni formali del Fascismo, è stata, da quasi un anno a questa parte, moralmente stracciata e gettata nel cassonetto dei rifiuti dall’attuale governo.

Stiamo parlando delle libertà fondamentali dell’individuo fra le quali quella di potersi spostare liberamente all’interno del territorio dello Stato, quella di poter esprimere liberamente il proprio pensiero, quella di poter esercitare il proprio lavoro e addirittura anche quella, in certi momenti, di poter soltanto mettere il naso fuori dall’uscio di casa.

E questo non a causa di una pandemia in grado di sterminare una popolazione intera ma per un virus che a mala pena arriva ad uccidere il 2% dei contagiati, soprattutto tra la popolazione più vulnerabile per età e per malattie pregresse. Se poi Lei si mette anche a parlare di dittature passate come monito per il futuro allora ci viene da sorridere se non da piangere perché sotto la dittatura, anche questa feroce ma più infida e strisciante, lo siamo adesso.

Una dittatura che però, ci scusi se glielo ricordiamo, a differenza di quelle terrificanti del secolo scorso, non ha neppure l’appoggio e il consenso popolare che quelle comunque avevano.

Ci dispiace inoltre ricordarle signor Presidente

che nel famigerato ventennio monarchico-fascista, durante il quale i virus circolavano come adesso ma in compenso la medicina era più molto più indietro, gli Italiani potevano benissimo uscire di casa, potevano, anzi erano favoriti dalle leggi di allora, svolgere tranquillamente il proprio lavoro per sfamare la propria famiglia. Si poteva andare fuori la sera senza limiti, fatto salvo ovviamente il periodo bellico, si poteva andare a mangiare fuori, andare al cinema, a teatro, vedersi con gli amici, con i propri cari con la massima libertà e senza limiti di orario…insomma fare qualsiasi cosa che potesse rendere la vita umana e sociale vivibile e decorosa.

E’ vero che durante il regime fascista la libertà di stampa e di pensiero poteva essere limitata e quindi non era di certo garantita ma almeno questo succedeva in seguito da un provvedimento dell’autorità giudiziaria e non per l’intervento di enti privati come i social network che continuamente violano e calpestano, senza averne alcun diritto, la libertà di manifestare liberamente il proprio dissenso dal coro. E’ vero anche che il regime fascista si impose in Italia non in seguito a regolari elezioni ma soltanto grazie ad un movimento popolare e rivoluzionario ma, lei signor Presidente lo sa benissimo,  neppure questo governo coadiuvato da tecnocrati politicizzati è stato liberamente scelto dagli Italiani ma si è imposto soltanto  grazie agli accordi di palazzo che hanno di fatto sovvertito quello che era comunque stato legittimamente frutto delle decisioni dell’urna.

Quindi signor Presidente non si offenda se noi ci permettiamo di dissentire profondamente da quanto lei ha detto e magari se osiamo anche aggiungere che in una situazione così drammatica e anti democratica, Lei, invece di continuare velatamente a difendere lo status quo, dovrebbe per rispetto degli stessi Italiani ridare a loro la possibilità di scegliersi il governo che vogliono.  In caso contrario il suo bel discorso alle Camere Riunite ci sembra soltanto una retorica allocuzione su una libertà che non esiste più.

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Di Roberto Crudelini

Roberto Crudelini
Nato nel 1957. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con Radio Blu Sat 2000 come autore e sceneggiatore dei Giornali Radio Storici, ha pubblicato "Figli di una lupa minore" con Rubettino, "Veni, vidi, vici" e "Buona notte ai senatori" con Europa Edizioni e "Dai fasti dell' impero all'impero nefasto" con CET: Casa Editrice Torinese. Collabora con Elzeviro.eu fin dalla sua fondazione, nel 2011.

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