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Tutte le similitudini tra la crisi ucraina e gli equilibri del Risiko

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Per comprendere la crisi ucraina (quantomeno sommariamente) basta avere una basica conoscenza dei meccanismi di gioco del Risiko e delle tattiche più efficaci per raggiungere gli obiettivi.

di Antonio di Siena

Lasciamo perdere il gas e le altre materie prime. Mettiamo da parte complicate ricostruzioni e ardite congetture e facciamola semplice semplice, come un gioco da tavola. Per comprendere la crisi ucraina (quantomeno sommariamente) basta avere una basica conoscenza dei meccanismi di gioco del Risiko e delle tattiche più efficaci per raggiungere gli obiettivi e vincere la partita.

Ogni giocatore che non sia mediocre sa benissimo che per difendere durevolmente l’Europa (non necessariamente l’intero continente ma i suoi territori interni) bisogna tassativamente possedere: l’Islanda, almeno uno dei due territori in nord Africa, il Medioriente e, guarda caso, l’Ucraina.

Occuparli, infatti, consente di mantenere l’Europa sguarnita e ammassare tutte le truppe disponibili sul confine, distribuendole su pochissimi territori (cinque al massimo). Una tattica che assolve alla duplice funzione di difesa quasi impenetrabile e di costante minaccia esterna verso Asia e Africa. E che aumenta esponenzialmente la sua efficacia se contemporaneamente si controlla anche il Nord America…

Ora, tralasciando la non perfetta coincidenza fra territori del Risiko e le nazioni coinvolte nella realtà (nel gioco l’Ucraina ingloba repubbliche baltiche (!) un pezzo consistente della Russia europea e Ucraina vera e propria), si tenga presente una cosa importante.

Nel gioco il possesso di Ucraina e Medioriente assieme consente di erigere un muro invalicabile a Oriente, a protezione del cuore dell’Europa dall’ipotetica espansione di chi proviene dal sud est asiatico e se ne sta arroccato in Cina. Mettendo il giocatore che sta in Europa nelle migliori condizioni possibili per invadere l’Asia e non il contrario.

Una funzione che sarebbe perfettamente assolta anche se i due territori fossero più piccoli (privi rispettivamente della parte russa e della penisola araba), limitandosi cioè alle sole Ucraina, Turchia e paesi baltici. Tutto chiaro?

Joe Biden

Adesso ripercorriamo gli eventi (reali) che hanno interessato gli Stati ricadenti in questi territori “cuscinetto” negli ultimi anni: 2010 primavere arabe, rivolta in Tunisia; 2011 guerre in Libia e Siria; 2013 colpo di stato in Egitto; 2014 colpo di stato in Ucraina; 2016 tentato golpe in Turchia.

E dulcis in fundo: 2019 attacco alla lira turca e destabilizzazione pianificata dell’economia di Ankara. A cui andrebbe aggiunto il disordinato ma sensatissimo ritiro dall’Afghanistan con conseguente ripiegamento verso ovest nel 2021.

Una tattica cristallina che, se fossimo a un tavolo di Risiko, avrebbe senso soltanto in due casi. Un giocatore che controlla l’Europa oppure Nord America ed Europa insieme. Calcolando che la prima possibilità è insussistente (l’Ue non ha né interesse “nazionale” autonomo né politica estera) resta solo la seconda. Adesso riportiamo tutto su un piano di realtà e ditemi, chi sta minacciando chi? E con quale obiettivo?
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Di Redazione Elzeviro.eu

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