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L’Italia e il privilegio della storia che non ha

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L’Italia è un paese strano, pretende di far parte del mondo occidentale senza fare niente, stando solo a guardarsi l’ombelico.

di Paolo Desogus

Come dice un mio amico, aspiriamo al benessere tedesco e alla sicurezza geopolitica degli Usa aspettando che tutto questo cada dal cielo. Prendete quello che è accaduto in questi giorni: la Turchia ci attacca direttamente con le sue navi o servendosi della marina militare libica e noi niente. Stiamo a guardare.

Siamo un paese che ha rovesciato la previsione di Fukuyama sulla fine della storia. Per il filosofo nippo-americano il mondo contemporaneo avrebbe visto le grandi potenze uscire dalla storia lasciando il peso dei conflitti agli stati sottosviluppati.

La modernità doveva significare cura degli interessi individuali e il riconoscimento dei loro diritti nel grande mondo globale regolato dal mercato e alimentato irenicamente dall’iniziativa individuale.

In realtà è andato tutto alla rovescia

Le grandi potenze si sono tenute il privilegio della storia solo per sé. USA, GB, Germania, Francia, Cina, Russia, cui si sono aggiunti Brasile e Turchia, si sono guardati bene dall’uscire fuori dalla storia. Non hanno mai rinunciato alla loro politica di difesa ed estensione dei propri interessi. Non hanno mai creduto alla favola del mercato autoregolatore dei conflitti.

Per quanto poi riguarda l’Europa nessuno stato si è mai bevuto la sciocchezza degli Stati uniti d’Europa che nessuno ha mai voluto, a parte l’Italia, non ci sono e non ci saranno mai.

Solo noi ci siamo bevuti tutte queste idiozie post storiche. Solo l’Italia ha creduto che l’uscita dalla storia fosse una soluzione e non invece una forma di auto assoggettamento.

Cos’è diventata l’Italia?

Un paese in cui si discute quasi esclusivamente di questioni individuali. E non mi riferisco solo ai diritti civili. Anche i temi sociali come quelli del lavoro, dell’istruzione e della salute sono declinati in senso individualistico, nella costruzione cioè di un benessere del singolo che rifugge da tutto ciò che è comunitario, di classe e nazionale.

Viviamo come se le categorie di mediazione fossero un qualcosa di totalitario, di fascista.

Poi arriva la Turchia – ultimo di una serie di paesi che hanno sottratto all’Italia spazi di manovra geopolitica – ci attacca e non sappiamo né perché né cosa fare. Ci limitiamo a guardarci l’ombelico anche perché il privilegio della storia non ci è più concesso.

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