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La Cina a braccetto con Israele: nuove alleanze in Medio Oriente

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“Mentre gli Usa cominciano la guerra commerciale contro la Cina, il suo alleato Israele intensifica i suoi rapporti commerciali con Pechino”.

di Maurizio Blondet

Così titolava un articolo di Foreign Policy – l’organo dell’ex potentissimo Council on Foreign Relations – nel giugno 2020. In essa, Mike Pompeo, l’allora segretario di Stato, lamentava gli investimenti e le partnership cinesi che Israele stava allacciando, sostenendo che ciò metteva a rischio icittadini israeliani” e poteva compromettere la condivisione di informazioni, le comunicazioni e le questioni di sicurezza tra Stati Uniti e Israele.

In specie, Pompeo puntava il dito sul contratto che Sion ha concluso nel 2019, e della durata di 25 anni, con la società cinese Shanghai International Port Group (SIPG) per trasformare il porto marginale di Haifa in uno dei più grandi porti marittimi nel Mediterraneo. La gestione del porto rimarrebbe cinese per 25 anni, quindi i cinesi opererebbero a fianco del terminal in cui attraccano le navi della sesta flotta statunitense e potrebbero raccogliere informazioni d’importanza militare.

Pompeo è scomparso dalla scena, e Israele continua

Ancor più allarmante, se si può dire, è il gran numero – centinaia – di start-up israeliane, con invenzioni d’avanguardia tecnologica e scientifico-militare – che Pechino finanzia con gran piacere dei sionisti, che fanno ponti d’oro al denaro cinese. Si stima che gli investimenti cinesi nel paese valgano $ 11,4 miliardi, e stanno crescendo a ritmo accelerato. Le esportazioni israeliane in Cina sono passate da 4 miliardi nel 2017 a 6 oggi, e sono sicuramente alte tecnologie “sensibili”; le importazioni dalla Cina sono passate da 6 a 9 miliardi annui – cifra notevole per un paese piccolo.

“La Cina è ora il terzo partner commerciale di Israele a livello globale e il più grande partner commerciale dell’Asia orientale”, scrive la Jewish Virtual Library, la quale fornisce dati su quella che chiama la

Cooperazione militare

“Cina e Israele hanno sviluppato stretti legami militari strategici tra loro. Le relazioni militari bilaterali si sono evolute da una politica cinese iniziale di legami segreti non ufficiali a una stretta collaborazione strategica”.

Secondo un rapporto della Commissione di revisione economica e di sicurezza di Stati Uniti-Cina, “Israele è secondo solo alla Russia come fornitore di sistemi d’arma alla Cina e come canale per sofisticate tecnologie militari all’avanguardia, seguito da Francia e Germania”.

Israele ha venduto la tecnologia per aggiornare i carri armati e gli aerei cinesi negli anni ’80. Anche la tecnologia Lavi e UAV di Israel Aircraft Industries potrebbe essere stata venduta alla Cina. La competenza (know how) nell’installazione di attrezzature occidentali in hardware di fabbricazione sovietica ha aiutato nella modernizzazione dell’esercito e dell’aeronautica cinese, in questo modo la modernizzazione della difesa cinese ha integrato il bisogno di denaro di Israele per finanziare i suoi programmi di armi high-tech di fabbricazione nazionale.

“Gli Stati Uniti temono che la Cina

possa riconfezionare le avanzate tecnologie di difesa israeliane per rivenderle ai rivali americani e alle nazioni ad essa ostili in tutto il mondo. Di conseguenza, gli Stati Uniti hanno fatto pressioni su Israele affinché non vendesse apparecchiature e tecnologie sofisticate alla Cina. Nel 2000, ad esempio, Israele era pronto a vendere alla Cina il sistema radar di preallarme aviotrasportato Phalcon fino a quando gli Stati Uniti non l’hanno costretto ad annullare l’accordo, ciò che è costato a Israele miliardi di dollari”.

Ancora più scottante e delicata sul piano strategico è quella che viene definita

Cooperazione accademica

“Nel 2012, il Consiglio per l’istruzione superiore di Israele ha avviato un programma che fornisce sovvenzioni per la ricerca congiunta tramite la Israel Science Foundation e la Natural Sciences Foundation of China. Sono state erogate più di 1.000 borse di studio per studenti e ricercatori post-dottorato dalla Cina.

Nel settembre 2013, il presidente dell’Università di Tel Aviv , il professor Joseph Klafter, e il professor Zhang Zhi, presidente dell’Università Jiao-Tong di Shanghai, in Cina, hanno firmato un accordo per istituire un centro di ricerca speciale per gli studi israeliani presso il college cinese. Il centro di ricerca, che affronterà le questioni contemporanee in Medio Oriente e Israele, è il primo del suo genere in Cina.

Nell’ottobre 2013, il magnate cinese Li Ka-Shing, tra gli uomini d’affari più ricchi dell’Asia, ha donato 130 milioni di dollari al Technion Institute of Technology di Israele come parte di una joint venture con l’Università di Shantou per fondare il Technion Guangdong Institute of Technology (TGIT).

Il regalo è stato uno dei più grandi mai fatti a un’università israeliana e ha anche segnato la prima volta che una scuola di un altro paese è stata invitata a fondare un college accademico completamente nuovo con sede in Cina. L’Istituto promuoverà la creatività e la collaborazione tra le due nazioni e si prevede che inaugurerà una nuova era di cooperazione nella tecnologia agricola e di consumo.

Nel maggio 2014, l’Università di Tel Aviv

ha annunciato una partnership con l’Università Tsinghua di Pechino per investire 300 milioni di dollari per istituire il Centro di ricerca XIN che si concentrerà sulla ricerca di tecnologie in fase iniziale e sviluppate in biotecnologie, energia solare, acqua e ambiente.

Nel 2016, l’Università Ben-Gurion e la più grande università cinese, la Jilin University, hanno firmato un accordo di cooperazione per creare un centro comune di ricerca e sviluppo per l’imprenditorialità e l’innovazione.

Il numero di studenti cinesi che frequentano le università israeliane è aumentato in modo significativo. L’Università di Haifa vantava 200 studenti cinesi nel suo corpo studentesco nel 2016, un aumento del 100% rispetto al 2013. La maggior parte di questi studenti frequentava programmi di scambio presso la University of East China Normal University di Shanghai, che è la città gemella di Haifa in Cina.

Durante l’anno accademico 2016-2017, il Technion Israel Institute of Technology aveva 117 studenti cinesi a tempo pieno e 177 studenti cinesi iscritti al suo programma estivo di ingegneria.

Il 13 maggio 2019 si è tenuto presso l’Università Ebraica di Gerusalemme

un seminario sul tema del rafforzamento della cooperazione nell’istruzione superiore tra Cina e Israele, insieme a una mostra sull’istruzione superiore cinese. Una seconda mostra si è tenuta presso l’Università di Haifa. Hanno partecipato rappresentanti di 27 università cinesi. Questa era la prima volta che le mostre si tenevano in Israele.

Entrambi gli eventi sono stati co-organizzati dalla China Education Association for International Exchange e dal Council for Higher Education of Israel. La speranza è che più studenti studieranno in ogni paese. Nel 2018, più di 1.000 studenti cinesi sono stati iscritti in Israele e circa 500 studenti israeliani hanno studiato in Cina”. Non certo per studiare il Talmud

“Questi eventi dimostrano gli stretti legami tra il mondo accademico cinese e quello israeliano e l’alto livello di interesse nel rafforzare ulteriormente questi legami”, ha detto Yaffa Zilbershats, presidente del Comitato per la pianificazione e il bilancio (PBC) del Consiglio per l’istruzione superiore di Israele.

Insomma è chiaro che Israele

dopo aver dissanguato e consumato gli Stati uniti nei vent’anni di guerre ai regimi medio-orientali modernizzanti per creare l’area di miseria, arretramento islamista e caos geopolitico attorno allo Stato ebraico di cui Sion ha bisogno per non sentirsi minacciata e rifulgere come “unica democrazia del Medio Oriente” – ecco che Sion abbandona a Washington e si attacca a Pechino.

Si lega strategicamente, scientificamente e militarmente alla superpotenza emergente e futura, resa superpotenza dall’ideologia globalista americana che ha impoverito gli Usa delle sue eccellenze industriali per “delocalizzazione” di esse nel mondo dei bassi salari.

In fondo, non c’è indizio più certo del fatto

tragicamente oggettivo, che gli Stati Uniti sono ormai una potenza arretrata tecnologicamente, esausta e in declino; la nota lobby interna conosce tutto degli Usa e sa che non può spremere molto di più a un paese ridotto ad esportatore di grani e di gas di scisto. La guerra all’Iran Amalek, ultimo dono richiesto? L’alleata non ce la fa, è esausta e spaccata al suo interno fra Biden e Trump.

Quindi niente. La scienza avanzata e militare, i segreti che Israele ha rubato per decenni all’ex, sono ora parte dei contratti con il nuovo alleato. Fecero lo stesso anche con l’Unione Sovietica, come ha documentato Solgenitsyn in “Due secoli insieme”: dopo aver diretto le Russie con la Nomenklatura e il KGB, e dissanguatele anche demograficamente nel GuLag, gli ebrei russi se la sono squagliata a centinaia di migliaia nella Terra Promessa, mentre correligionari come Khodorkovsky ed altri “oligarchi” come Abramovitch e Beretzovski, resi neo-miliardari grazie alle privatizzazioni (rectius: saccheggi) del patrimonio dei popoli russi, prendevano residenza a Londra.

Già abbiamo scritto della efficace “campagna-simpatia”

che – nel quadro del progetto visto sopra – lady Lynn Forester de Rothschild conduce in Cina non meno che presso Bergoglio. La lady è moglie del capo della NM Rothschilds Bank di Londra, Sir Evelyn de Rothschild, un mega miliardario di 90 anni. Ma arriva, si può dire, ultima e ornamentale.

Nel 2008 La Compagnie Financiere Edmond de Rothschild (LCFR), la filiale francese della banca, era sul punto di assicurarsi 2,3 miliardi di yuan (336 milioni di dollari USA) di investimenti dalla Bank of China. L’accordo è fallito dopo aver fallito nell’ottenere l’approvazione del governo cinese.

Nel 2011, RIT Partners, filiale britannica di Rothschild, ha istituito uno dei primi fondi di private equity in Cina per raccogliere renminbi nel paese e investirlo all’estero, con l’obiettivo di accumulare 750 milioni di dollari USA entro il primo anno. Nel 2017 Alexandre de Rothschild ha incontrato Ye Jianming, presidente di CEFC China Energy, con entrambe le parti che hanno concordato di rafforzare la cooperazione in settori quali energia, servizi finanziari, aviazione, costruzione di infrastrutture, cibo e gestione di proprietà di fascia alta.

In contemporanea con queste iniziative, in Cina è comparsa una grande campagna mediatica, una serqua di articoli e libri, che esaltavano i successi, le grandi e raffinate magioni, i vini di lusso, e la ricchezza dei Rotschild: non ci vuole altro per sedurre i cinesi medi, arrivisti e materialisti e vogliosi di arricchire. Ne è seguita una vera “fascinazione cinese per i Rotschild”.

 

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Di Redazione Elzeviro.eu

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