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Australia: una roccaforte contro l’immigrazione

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Il 2014 italiano è stato un anno burrascoso sotto numerosi punti di vista, ma uno tra i punti più impellenti della nostra agenda politica è sicuramente il tema dell’immigrazione. I primi mesi del 2014 hanno segnato un boom del flusso migratorio sulle nostre coste, un +823% rispetto all’anno precedente. Oltre 26.000 arrivi da tra gennaio e aprile, numeri che secondo le statistiche continueranno a crescere nei prossimi mesi. La situazione instabile post “primavera araba” ha fatto calare le popolazioni nordafricane nell’inverno più nero.

Una tale ondata non ha avuto la giusta risposta da parte del nostro governo che ha proseguito nell’operazione Mare Nostrum senza intaccare una legge sull’immigrazione che non solo non favorisce l’integrazione, ma obbliga i cittadini italiani a sobbarcarsi l’onere del soggiorno di clandestini (la parola permanenza temporanea ha un significato molto malleabile nel sistema giudiziario italiano). Dall’altra parte del globo c’è chi invece non si fa problemi ad organizzare una vera e propria campagna di disincentivazione del flusso migratorio. “No way, you will not make Australia home“, così recita il titolo di un manifesto pubblicitario del dipartimento australiano. Come sfondo un mare in tempesta e un barcone probabilmente destinato ad essere inghiottito dalle onde, un avvertimento per evitare tragedie che anche noi abbiamo purtroppo imparato a conoscere.

L’obiettivo del governo australiano è però quello di disincentivare l’immigrazine selvaggia, quei movimenti spropositati che minano l’equilibrio economico e sociale di una nazione. L’immigrazione di per sé in Australia è ben controllata e regolamentata di modo che i nuovi arrivati si possano adattare al sistema lavoro australiano senza scombussolarne gli equlibri.

Un esempio: gli under 30 possono fare richiesta della Working Holiday Visa, un visto della durata di un anno e rinnovabile nel caso si intenda proseguire il lavoro in fattoria. Superati i trent’anni per rimanere è necessario trovare una sponsorizzazione da un’azienda volenterosa o adattarsi alle particolari richieste lavorative del mercato in quel momento, oppure ancora introdurre in un istituto bancario australiano almeno 500.000 $ da investire.

Lo spot che in Italia verrebbe subito tacciato di fascismo e xenofobia nasconde in realtà una politica lungimirante volta a tutelare l’economia nazionale senza lasciarla in balia dei mutamenti imprevedibili della globalizzazione, come invece hanno fatto i nostri governi fino ad oggi. 

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Di Redazione Elzeviro.eu

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