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L’Ue apre le porte alle arance del Marocco: ora l’economia siciliana rischia il crollo

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Non ha fine la corsa intrapresa dall’Unione Europea verso lo svilimento economico, politico e culturale degli stati nazionali che essa rappresenta. Una serie di atti e decisioni ancor più suicide dell’harakiri giapponese stanno portando l’economia del nostro paese alla deriva più totale.
E’ passato in maniera del tutto incomprensibile a Strasburgo un accordo che prevede una graduale liberalizzazione di alcuni prodotti ortofrutticoli e ittici provenienti dal Marocco. Tale sconsiderato accordo prevede l’eliminazione immediata del 55% dei dazi per le merci provenienti dal Marocco, mentre per i prodotti in uscita si attenderanno “soli” dieci anni per vedere una riduzione del 70% dei dazi marocchini. Il fatto che un accordo del genere sia passato ci mette di fronte a due risultati compiuti: da una parte la ormai palese volontà dei paesi del nord Europa di penalizzare in qualsiasi maniera possibile le eccellenze economiche dei paesi del meridione (in questo caso la liberalizzazione dei prodotti marocchini permetterà agli Stati del nord Europa di accedere ai prodotti ortofrutticoli e ittici a un prezzo molto più vantaggioso, senza che la loro economia nazionale ci possa rimettere), d’altra parte vi è la manifesta pavidità e ruffianeria dei politici nostri rappresentanti in seno all’Europa, che senza pensare alle conseguenze di un simile accordo si sono resi strumento della nostra stessa rovina. “Oggi – spiega Alessandro Chiarelli, presidente di Coldiretti Sicilia– le arance dal Marocco sbarcano a Palermo a 30, 35 centesimi al chilo. Un prezzo che, grazie agli attuali dazi doganali, equivale più o meno a quelli applicati sulle arance siciliane. In futuro potrebbero arrivare a 17, 18 centesimi al chilo“, la stessa cosa succederà per  i limoni, per le zucchine e per molti altri prodotti che fino ad ora hanno fatto circolare l’economia nostrana.
Tra i fautori di questa scellerata decisione vi è un discreto gruppetto di esponenti del Pd, partito nato dalle ceneri del socialmarxismo ma inspiegabilmente dirottatosi verso un liberismo predatorio (come dimostra l’accordo).
Anche esponenti del Fli, 0,47% alle ultime elezioni, e dell’Udc, 1,74%, si sono espressi a favore,  segno di un’incredibile spocchia da parte di chi non ha più la benché minima preferenza popolare.
Se alle politiche di austerità interne si abbinano le liberalizzazione selvagge esterne l’Italia rischia il collasso economico, forse per la gioia dei nostri confinanti d’oltralpe.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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