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Dall’Europa ancora diktat: “Privatizzate e tagliate o siete fuori!”

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Quando un errore si palesa in maniera inequivocabile, ma tuttavia viene reiterato più e più volte nel tempo, esso può essere riconducibile solo a due fattori: la totale mancanza di conoscenza rispetto alla materia oppure una chiara malafede.

Noi, fino a prova contraria, non vogliamo credere nella malafede di nessuno, perciò partiremo con il dimostrare l’ignoranza di alcuni tecnocrati europei rispetto alla materia economica.

Il Commissario Ue per l’economia Olli Rehn pare infatti aver dimenticato gli ultimi quarant’anni di storia economica, come la maggioranza degli economisti d’altronde. Costui ha così tuonato in merito alla situazione italiana: “Non state rispettando l’obiettivo. Ora privatizzazioni e spending review. Ho preso nota delle buone intenzioni del governo italiano su privatizzazioni e spending review. Ma lo scetticismo è un valore profondamente europeo. E io ho il preciso dovere di restare scettico, fino a prova del contrario. In particolare per quanto riguarda i proventi delle privatizzazioni e i loro effetti del bilancio 2014.”

Cosa vuole in sostanza questo illustre sconosciuto dal nostro paese? Privatizzazioni di settori strategici del pubblico, altri tagli e uscita dal deficit eccessivo. Tre manovre che nella storia economica non hanno mai e poi mai portato ad una ripresa! Essendo la scienza economica inesatta e non potendo quindi pontificare su grafici astratti di fantomatiche curve di domanda e offerta, non ci resta fare altro che analizzare ciò che è successo anni addietro, quando le medesime manovre sono state imposte in altre nazioni.

I vati di questa tripla manovra si distinsero tra le fila del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, quando a cavallo tra gli anni ’70-’80, in cambio di proventi economici imposero le cosiddette “riforme strutturali” ad alcuni paesi africani. I risultati sono evidenti a tutti: in Africa c’è stato tutto fuorché sviluppo, il debito nei confronti di organizzazioni e banche estere è cresciuto in maniera esponenziale, oltre alla diffusione incontrollata di disoccupazione e povertà.

Altri esempi storici di questa politica economica fallimentare li ritroviamo negli Stati Uniti d’America e nel Regno Unito, rispettivamente durante i governi Reagan e Thatcher: entrambi optarono per privatizzazioni, tagli e riduzione del debito. Entrambi crearono conflitti e tensioni sociali (i salari, da allora, rimasero invariati), oltre a dare il via ad un incontrollato sviluppo del settore finanziario dell’economia. E’ questo l’inizio delle operazioni ombra da parte degli istituti di credito, mettendo così a rischio i soldi di milioni di risparmiatori.

Ma gli esempi storici non si esauriscono qui: in Afghanistan e in Iraq gli Usa hanno cercato di imporre il proprio credo liberista, ottenendo tassi di disoccupazione fino all’80%! Insomma una ricetta osannata e invocata da tutti, non ha, inspiegabilmente, alcun riscontro storico positivo.

D’altronde i periodi di boom economico e di rinascita (gli anni ’50, il New Deal, la Germania post Weimar) sono contraddistinti da tutt’altre soluzioni: forte spesa pubblica, difesa dell’economia nazionale, creazione di posti di lavoro tramite la messa in atto di opere pubbliche.

Certo ignorare questi fatti potrebbe apparire come una palese volontà di indebitare una nazione e affamare un popolo, tuttavia noi crediamo ancora fermamene nella manifestazione assoluta di stupidità umana, che andrebbe comunque fermata sul nascere.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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