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“L’Italia non ha mai ricevuto un centesimo di aiuto”: la confessione del giornale tedesco

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Ieri sul Frankfurter Allgemeine Zeitung è stato pubblicato questo interessante articolo dal titolo “Italia ufficiale pagatore”.

di Giuseppe Masala

Ricordo che il Faz è uno dei giornali più prestigiosi al mondo, anzi, ricordo anche che è l’unico giornale al mondo dove un suo articolo pubblicato vale come pubblicazione scientifica.

Ecco, vi traduco solo due frasi che sono delle perle. Ecco qui la prima:

Nella crisi dell’euro, i mutevoli governi romani non hanno mai ricevuto un solo centesimo di aiuto. Al contrario: hai contribuito con €125b alle garanzie per i paesi più conciati della eurozona. Ciò non è molto inferiore al volume di garanzia tedesco di 190b

ed ecco qui la seconda:

Con la sua quota nel bilancio dell’UE di poco inferiore al 12%, l’Italia partecipa al successivo rimborso delle obbligazioni che Bruxelles ora emette.In un certo senso, il paese concede a sé stesso un prestito>>.

Ce lo dicono

ce lo dicono apertis verbis che il Recovery Fund è l’ennesimo gioco delle tre carte dove non ci viene dato assolutamente nulla. E questo è ciò che accade da sempre. In compenso ci abbiamo rimesso la sovranità monetaria (data alla Bce), essendo contributori netti abbiamo foraggiato i nostri concorrenti ricostruendogli le infrastrutture (Polonia, Cekia, Slovacchia, Ungheria), grazie alla libera circolazione delle attività produttive abbiamo delocalizzato e quindi perso una marea di aziende andate in altri paesi (Ungheria, Polonia ecc.), a causa del dumping fiscale perdiamo gettito e dunque risorse a vantaggio dei paesi che ci fanno concorrenza (Olanda e Irlanda in primis) e via discorrendo.

E tutto questo in cambio di che cosa? In cambio del giochino delle tre carte che ci fanno a Bruxelles dove versiamo 100 e ci ridanno 80, però in Italia viene detto solo che “l’Europa” ci dà 80 e gli dobbiamo fare l’applauso e metterci in ginocchio a ringraziare senza renderci conto che ci ridanno solo una parte di ciò che gli abbiamo versato noi. Una situazione che – come dice la Faz – ci rende gli ufficiali pagatori di noi stessi. Manco gli africani della Namibia di Guglielmo II erano così: a noi proprio ci hanno messo l’anello al naso e ci portano a spasso dove vogliono.

E tutto questo a causa di una incredibile concomitanza

di fattori tra i quali l’avidità di pochi e la coglionaggine dei tanti.

Una classe imprenditoriale (mi riferisco chiaramente ai grandi imprenditori di Confindustria) che non vuole rinunciare al diritto di tenere il piede in gola ai lavoratori grazie alle Sante Politiche di Deflazione Salariale impostate dall’Arcadia Europea e che – tanto meno – vuole rinunciare al “diritto” di portare il malloppo in Lussemburgo, in Olanda e in Germania grazie alla libera circolazione dei capitali.

Una classe politica inetta e venduta che pur di continuare ad arraffare quattro soldi (che la classe politica europea lascia rubare scientemente) è disposta a svendere l’intera nazione nel nome del “sogno europeo”.

Una classe medioborghese pseudo garantita che per pensiero gregario ripete a pappardella quello che i giornali di regime (legati alla politica o alla grande imprenditoria) continuano a propagandare.

Una classe intellettuale

(a partire da quella accademica) che, pur con le dovute e direi eroiche eccezioni, è ridotta da classe intellettuale a mero megafono di propaganda della cricca al potere.

Le vittime di questa tragica situazione sono quelle persone che si sono suicidate o perchè gli è fallita l’azienda o perchè hanno perso il lavoro. Oltre naturalmente a tutti coloro che si fanno portare il pacco viveri dalla parrocchia o vanno alla Caritas. Non sono vittime della loro incapacità come l’etica protestante vorrebbe farci credere, ma di un sistema che li penalizza. E’ bene dirlo.

E infatti la Faz (e non solo la Faz) ce lo dice chiaramente: siamo una colonia.

Per il resto, mi consola il fatto che in questa particolare fase storica, i destini del Mostro Europoide non sono legati a ciò che accade in Italia ma a ciò che si decide (e si sta decidendo, ora) sull’asse Parigi, Karlsruhe, Francoforte, Berlino. Noi contiamo zero. Per fortuna.

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