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I bambini messicani e il pietismo dell’ONU a corrente alternata

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Ha tenuto banco nel dibattito pubblico delle ultime ore la vicenda che ruota intorno alla condizione di vita cui sarebbero costretti alcuni giovani messicani al confine con gli Stati Uniti.

Si tratterebbe del risultato della politica “tolleranza zero” adottata dalla nuova amministrazione Trump nei confronti del fenomeno della migrazione irregolare dal Messico.

La “tolleranza zero” di Trump separa davvero bambini da genitori?

In pratica, almeno secondo le ricostruzioni di alcune testimonianze tutte da verificare, alcuni figli di immigrati irregolari sarebbero stati separati dai genitori attualmente tenuti in custodia ed in attesa di processo. I media mainstream danno per certo che da aprile circa 2mila bambini sarebbero così stati separati dai genitori e portati altrove in attesa del verdetto. Un’attesa che “potrebbe durare anche settimane”.

Nelle ultime ore si è addirittura parlato di “gabbie” in cui questi bambini sarebbero ora trattenuti.  Tuttavia titoli sensazionalistici come

Ascolta il pianto dei bambini separati dai genitori al confine tra Messico e Usa” (TgCom24),

lasciano più di un dubbio circa l’effettiva veridicità di quanto raccontato.

Melania Trump non è una semplice inserviente del tycoon

Nel frattempo però che si abbiano le prove concrete della situazione, aldilà di qualche anonima testimonianza, si è

Foto simili stanno facendo il giro del mondo

già attivato il coro unanime di condanne politicamente corrette. Sbalorditiva è quella della First Lady Melania Trump, che prende così le distanze dal marito.

Chissà quanti cervelli benpensanti ha fatto andare in cortocircuito l’affascinante First Lady, nel momento in cui ha smentito tutta la narrativa che descriveva il marito come “machista” “suprematista“, “maschilista” eccetera, eccetera. Sarà stata una vera delusione scoprire che la moglie di questo “troglodita” non sia il ritratto di una semplice “bambola” subalterna, ma abbia invece un cervello libero e pensante.

La moglie di George W. Bush chiede solidarietà per dei bambini, davvero?

Ancor più sbalorditivi dell’intervento di Melania Trump sono stati però quelli di Lady Bush e dell’ONU. Sorprendenti per l’assoluto doppiopesismo senza scrupoli con cui questi hanno espresso il loro pietismo nei confronti dei bambini messicani, mentre nella storia recente hanno riservato la più assoluta freddezza, se non crudeltà, verso bambini di altra provenienza geografica.

Risulta infatti quantomeno curioso che la moglie di George W. Bush lamenti scarsa empatia verso i bambini messicani. Forse dimentica che lo scellerato intervento militare voluto dal marito in Iraq ha causato, tra il 2003 e il 2011, circa mezzo milione di morti civili. Uomini, donne e bambini. Insomma ha distrutto le famiglie irachene.

Incalcolabile è il numero di genitori privati dei propri figli e altrettanto incalcolabile il numero di figli privati dei genitori. Abbiamo cercato, senza successo, dichiarazioni di condanna di Laura Bush contro l’operato del marito. A fronte di questo, sentire oggi Laura Bush lamentarsi per il trattamento riservato ai bambini messicani è un po’ come se Eva Braun avesse protestato per il trattamento riservato ai prigionieri tedeschi nei gulag russi.

Quel mezzo milione di bambini iracheni morti a causa delle sanzioni ONU

Non esente da questo sfacciato meccanismo di “due pesi, due misure” è sicuramente l’ONU.

“Il pensiero che qualsiasi Stato cerchi di scoraggiare i genitori infliggendo questi abusi ai bambini è inammissibile”,

ha dichiarato solennemente l’Alto Commissario delle Nazioni Unite. Il rappresentante del Palazzo di Vetro ha evidentemente la memoria corta, come l’ex First Lady.

Un rapporto della stessa Unicef risalente al 1998 sosteneva che

“in Iraq muoiono quattromila bambini come conseguenza delle sanzioni economiche, mentre nei primi otto anni di embargo sono morti mezzo milione di bambini”.

Sanzioni economiche che, occorre ricordare, furono approvate proprio nella stessa sede ONU.

(In questa intervista, l’allora Segretaria di Stato U.S. Albright alla domanda se “500.000 bambini iracheni morti fossero un male necessario”, risponde con un secco “si, sono stati un male necessario”)

I bambini afghani deceduti per il conflitto approvato dalle Nazioni Unite

Dal medesimo tavolo delle Nazioni Unite è arrivato poi il benestare per l’intervento militare occidentale ai danni dell’Afghanistan. Un conflitto tuttora in corso che, al pari di quello iracheno, ha avuto delle durissime ripercussione sulla popolazione civile afghana. In particolare sui bambini. Sempre un rapporto di Unicef risalente al 2011 riferiva come ogni anno in Afghanistan morissero oltre 1.500 bambini, con una media di “4,8 al giorno a causa del conflitto”.

Non ammettere le colpe di quelli che si sono rivelati essere eccidi ingiustificati (alcuni osservatori parlano anche di genocidi, non senza una qualche ragione) e chiedere venia sono atti che richiedono un coraggio intellettuale che sappiamo non appartenere alle persone e agli enti citati.

Si può capire, “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”.

Ciò che invece fa disgusto e non può essere giustificato è il doppiopesismo sulla pelle di innocenti. Questo non è accettabile per una cultura che si vuole “no borders”, “accogliente” e “contro i confini, cicatrici della terra”. Perché tutti questi begli slogan vengono tatticamente messi sotto al tappeto quando il carnefice è l’occidente stesso.

di Gabriele Tebaldi

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