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Salvini vuole chiudere i ‘bangla’: volgarità e superficialità del Ministro sull’argomento

Bangla,

ossia slang giovanile per indicare quei negozietti ibridi tra supermercati ed enoteche di bassa categoria che proliferano come funghi nelle città. In questi, nei fine settimana c’è addirittura un addetto alla stappatura delle bottiglie. Essi aiutano il proliferare della movida di studenti e squattrinati in genere. Bangla, che vengono chiamati così pure se gestiti da cinesi o altri, sono entrati nel mirino del decreto sicurezza del Ministro dell’Interno.

Identificare i bangla, come ha fatto Salvini, con ricettacoli di delinquenza pare necessariamente una buotade ignorante. La maggior parte della clientela, che acquista anche cibarie, è figlia della media borghesia e si reca in quei posti dopo le 9 di sera, l’ora alla quale vorrebbe far chiudere questi negozietti etnici, spesso registrati come semplici negozi di frutta e verdura.

Non è un’iniziativa contro i negozi stranieri ma per limitare abusi di certi negozi che diventano ricettacolo di gente che fa casino.

Con il solito linguaggio colorito,

poi, Salvini si preoccupa di dire che è cattiva educazione la gente che gli piscia o che caga sulla porta di casa, esprimendosi con un ossimoro tra linguaggio e lezioni d’educazione che non sarà sfuggito ai più.

Se anche i bangla possono favorire delle condotte – dei giovani – scorrette e maleducate, il compito della Polizia nel mantenere l’ordine (e anche la legalità di tutte le azioni dentro i negozietti, compresa la diffusissima vendita oltre l’orario consentito), è ben altra cosa da un provvedimento limitativo del mercato e dell’economia.

Se si vuole contrastare i bangla,

bisognerebbe farlo per le varie infrazioni alla legge che vengono inverate entro le mura dei negozietti etnici, constatata la scarsa o impossibile tracciabilità dei prodotti e la loro spesso dubbia qualità, e perfino la scadenza spesso sorpassata di alcuni alimenti.

Pare innegabile che il diffondersi dei ‘bangla’ abbia costretto moltissimi negozi alimentari locali a tirare giù le saracinesche, ma farne un problema di ordine pubblico non risolve un bel niente e non aiuta in nessun modo il mercato italiano, bensì toglie al paese introiti di questi negozi che, tra un magheggio e l’altro, pagano comunque le tasse e di solito vivacchiano e non hanno così tanti capitali da investire in diamanti et similia. Salvini, se chiudi i Bangla vogliamo i famosi 49 milioni in birre.

Buon venerdì sera a tutti
redazione

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